Domenica 8 maggio 2022 Gv 10, 27-30. – “Io e il Padre siamo una cosa sola”.

In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce ed io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Commento. Questo scorcio di parabola si presenta in buona misura semplice all’interpretazione spirituale. Le pecore, cioè l’umanità tutta, è del Padre, di cui è figlia, e il Padre le ha date a Cristo perché le guidi, e le protegga. Punto.

Che dire di altro? Non fosse perché il discorso sul buon pastore è molto più ampio, si potrebbe chiudere qui il commento.

Quando leggete in alcuni passaggi dei miei scritti che Gesù non voleva fondare una religione, ricordatevi delle parole di Cristo sul buon pastore.

Inoltre, se credete che Gesù sia un degno Figlio di Dio, ricordate anche che Lui ha parlato di vita eterna, in altra forma, non quella materiale, ma quella spirituale. Se siete bravi a fare due più due, cimentatevi nell’associare brani dei Vangeli fra loro.

Parentesi: ecco il senso per cui ho fatto la fusione integrale dei Vangeli fra loro e li ho racchiusi nel libro Diatessaron. Non è stato l’unico motivo. Ve ne sono di altri. Solo che alcuni di questi “altri” hanno delle controindicazioni.

Non è il luogo per fare polemiche personali. La parabola del buon pastore inizia con: “Guai a voi, Scribi e Farisei…[..] e termina con l’apparizione sul Lago di Tiberiade con: “Pietro, mi ami tu”, e con altri passaggi intermedi come questo.

Altro passaggio intermedio sta nell’affermazione, sempre di Gesù: “Quelli che sono venuti prima di me sono ladri e briganti”. Le religioni, e i religiosi, e più in generale, chiunque prima di Cristo si autoproclamasse profeta, figlio di Dio, inviato del Signore, era un ladro e un brigante. E quelli che verranno dopo?

Cristo non poteva giudicarli prima che avessero dimostrato cosa avrebbero fatto. Ma aveva la possibilità di metterli in guardia. La polemica con Pietro, Paolo, e le varie Chiese, sfocia in Giovanni con l’apparizione sul lago di Tiberiade.

Giovanni ha scritto il suo Vangelo come fosse un sommario. Un libro che riportasse meglio possibile il senso della predicazione di Cristo. Non ha certo voluto redigere un racconto su base storica, e nemmeno raccontarci una favola.

E’ una precisa contestazione di un modello d’istituzione religiosa. Che esiste in tutte le religioni, Dio e i suoi profeti, sono utilizzati, strumentalizzati, santificati, per la grandiosità delle chiese. Sempre più sfarzose, sempre più alte, sempre più corrotte.

Nel mondo di allora, le religioni erano diffuse presso tutti i popoli del mondo. La potente casta sacerdotale Egiziana. Il Dio guerriero di Israele. Le divinità degli Accadi, dei Babilonesi, dei Sumeri. Il Pantheon delle divinità in Grecia, nell’Impero Romano, in India, in Cina, nelle Americhe. Quasi tutte in guerra fra loro.

Nel mondo ci sono circa duecentotrenta religioni organizzate alle quali si devono sommare sette e quant’altro s’ispiri al sacro e al profano. Solo nella religione cattolica si contano decine di ramificazioni.

Le Leggi del Regno non sono comandi ma precetti per arrivare alla purezza di spirito: “All’Amore non si può comandare”, diceva Immanuel Kant. Il secondo punto è dove Cristo dice: “Io sono il buon pastore”.

Questo è un monito rivolto alle religioni e ai religiosi che è definitivamente chiarito nel dialogo con Pietro alla fine del Vangelo di Giovanni.

Solo Dio è il pastore dell’umanità, solo Dio è il maestro dell’umanità, e Dio è Amore infinito. Il buon pastore è chi contribuisce alla costruzione del Regno dei Cieli “senza profitto”. Non è chi fa le cose per andarci. Le religioni hanno dato la dimostrazione di come sia facile uccidere in nome di Dio.

Ma se Dio è Amore infinito, è Misericordia infinita, di quale Dio ci parlano le religioni? “Molte opere buone ho fatto davanti a voi, da parte del Padre mio: Per quale di esse mi volete lapidare?” Non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire. Non c’è nessuno più ottuso di chi non vuol capire.

L’eterna battaglia di Cristo con i religiosi continua pagina dopo pagina, parabola dopo parabola nel Vangelo di Giovanni. Noi, che dal di fuori leggiamo, e cerchiamo di capire, ci chiediamo: perché quelli non riescono a capire?

Osservando con attenzione vediamo che la storia nelle religioni si ripete. Le religioni chiedono agli uomini di adorare Dio, ma poi le chiese, i templi, le sinagoghe, crescono su se stesse. Per guidarle, e amministrarle, non serve solo una religione immaginifica, ma anche una visione politica, e dotarsi di potenti strumenti economici.

Possiamo chiedere loro in quale Dio credono? Ipotizzo che se Cristo ritornasse su questa terra, nei nostri giorni, verrebbe di nuovo crocefisso. Perché?  Lo considererebbero un pericolo per l’istituzione, un rivoluzionario, un sovversivo: uno zelota.

Ho una domanda da fare a tutte le religioni: nella vostra storia avete mai avuto uno come Lui? Chi fra i vostri profeti ha fatto, o dette cose come Lui? La fede nelle vostre religioni ha mai prodotto esseri di questo genere?

La religione Cattolica non è esentata dal rispondere a questa domanda. La Bibbia è indicata come: “Vecchio Testamento”. I Vangeli: “Nuovo Testamento”. Quindi, a ragion di logica, la religione Cattolica va annoverata nel Vecchio Testamento perché è una fotocopia delle religioni di cui Cristo parlava.

Se avesse voluto Gesù, avrebbe potuto evitare la croce? Pilato, gli aveva offerto una scappatoia. Prima di lasciarci Gesù disse: “Amatevi gli uni e gli altri, come Io ho amato voi”. Doveva passare per quel calvario se voleva essere coerente con il suo comandamento. Ecco cosa significa l’affermazione: “Senza profitto”.

Alcune piccole note.

La guerra fra Ucraini e Russi, o Russi e Ucraini, la possiamo associare, per alcuni dei suoi aspetti, alla parabola dell’adultera: G. 8-1,11.

Per non personalizzarla, riporto solo la frase di Gesù: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Ora, per giustificare il perché ho scritto quanto sopra, ecco cosa aggiunse Gesù alla fine di alcune sue parabole: “Chi vuole intendere, intenda”. La pace non è nei trattati, ma è un modo di vivere (filosofia di vita).

2) Terra promessa: anche la conquista del West (lontano ovest) da parte d’immigrati nel continente americano, era un modo di dire pseudo religioso per giustificare l’appropriazione di quei territori, e l’uccisione dei nativi americani.

3) Guerra santa: è la giustificazione delle crociate per liberare la terra (detta) santa. Gli eserciti portavano i vessilli con la croce dimenticandosi che Gesù è un acceso pacifista: “Se uno ti percuote una guancia, tu…”. Le crociate ufficiali furono otto. Aggiungo che, sempre Gesù, ha detto che solo Dio è santo (buono).

4) Guerra (definita) giusta: per rimanere in ambito storico lontano da noi, cito lo sterminio dei Catari e/o Albigesi (Francia 1209/1229) accusati di eresia. Dei Templari (1307) accusati anche di sodomia. Palestrina 1298, papa Bonifacio VIII fece radere al suolo la città dopo un lungo assedio perché in contrasto con i Colonna.

Nei tempi moderni le giustificazioni si sono raffinate al punto di definire lecite le guerre che si combattono in alcuni casi: respingere con la forza (resistenza) un invasore. Per riconquistare ciò che ci è stato portato via. Per sanare torti subiti.

L’America distrusse Hiroshima e Nagasaki con due bombe atomiche con la giustificazione di porre fine alla guerra. Usò il Napalm per stanare i Vietcong (i resistenti) dai loro rifugi sotterranei.

5) Le guerre: esistono fin dalle origini del mondo. Da qualsiasi angolo si guardi, non fa parte delle cose intelligenti che facciamo. Anzi. La pace va perseguita in tutti i modi, e deve essere la via da percorrere ad ogni costo.

Il mondo non ha bisogno di santi, di martiri, e di eroi, ma solo di brave persone. Il resto verrà da se. Sono epiteti che esistono solo perché ci sono le guerre.

6) Le parabole. Le parabole (solo le parole di Gesù) sono delle indicazioni (beato chi ascolta la mia parola…) per affrontare, e caso mai risolvere, i tanti problemi della vita, guidati dalla legge d’amore (ama il prossimo tuo…), ma lascia a noi la libertà (all’amore non si può comandare) di decidere il come farlo (libero arbitrio).

Non ci sono ideali (la patria, la bandiera) che valgono quanto la vita umana.

M.G.

Le mie analisi seguono una linea spirituale, filosofica e pedagogica. In mancanza dei presupposti di base, passo all’analisi filologica dell’articolo, non teologica.

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4 risposte a “Domenica 8 maggio 2022 Gv 10, 27-30. – “Io e il Padre siamo una cosa sola”.”

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