Domenica 7 gennaio 2024 Mc 1- 7,11 “Viene dopo di me colui che è più forte di me”.

In quel tempo, Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me. Io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.

E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato. In te ho posto il mio compiacimento”.

Prima di iniziare il mio consueto commento, vorrei offrire a tutti i lettori una chiave di lettura: quasi tutte le parabole sono delle metafore. E come tali devono essere lette e interpretate. Anche alcuni miracoli sono metafore, come camminare sull’acqua, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, trasformare l’acqua in vino, ecc.

 Attenzione: Non sono solo delle metafore, ma anche delle profezie. Leggete con attenzione e poi cercate di interpretarle in senso profetico. Es: Il seminatore. Interpretazione profetica: noi raccoglieremo i frutti del nostro seminare.

Commento. Il giorno in cui decisi di fare la fusione dei vangeli canonici m’imposi un protocollo di lavoro piuttosto severo. Al primo posto misi una condizione ineludibile: dovevo accertarmi che ne valesse la pena senza ombra di dubbio.

Per soddisfare questa condizione decisi di eliminare dal testo tutti i miracoli, le parti profetiche, le invasioni di campo degli angeli, o di Dio.

Quindi anche questa parte del vangelo di Marco andò cancellata. Non l’ho esclusa per non riprenderla in seguito. Andava momentaneamente sospesa la sua presenza nel testo per non influenzare il giudizio finale.

Ogni parte che escludevo, la vagliavo con scrupolo per scoprire i nessi logici con il testo che seguiva e non doveva giustificare ciò che rimaneva.  

E qui di nessi logici ce ne è uno che pochi al mondo hanno messo in evidenza: “Dopo di me viene uno che è più forte di me”.

La mia idea era: se in quello che resta nei vangeli, scopro la presenza del divino, continuerò con il mio progetto, altrimenti lascerò stare.

La mia formazione di base proviene dalla filosofia spirituale: il perché dell’esistenza, siamo in una creazione casuale o volontaria, e cose del genere. Semplifico per non farne un trattato. Uno spiritualista è un ricercatore.

Si pone davanti a qualsiasi cosa in modo neutro per cercare di definirla. In fondo desideriamo solo sapere il perché dell’esistenza, e se esiste Dio in tutto questo.

Un Dio in spirito, e non un essere antropomorfo creato dalla fantasia, o dall’immaginazione di qualcuno che si auto definisce profeta, unto, inviato, visionario, chiamato, appartenente.

Nel testo di questa domenica, una frase si distingue: “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Quando vi ho accennato alla complessità delle parabole presenti nei vangeli, non ho esagerato.

La semplicità è solo apparente. Perché dire, ti battezzo con acqua tutti lo comprendono. Ma chiamare in causa lo Spirito Santo, complica un po’ le cose. Intanto cos’è lo Spirito Santo? Da dove arriva? Come viene a noi?

Iniziamo assieme questa indagine. Proviamo a scimmiottare Sherlock Holmes. Sono indicate due forme di battesimo che non hanno nulla da spartire fra loro: la prima è elargita con materia, la seconda con spirito.

Il testo si presenta in forma dualistica, tipico delle leggi naturali che governano la nostra vita: uomo e donna, notte e giorno, caldo e freddo, e così via. Le leggi naturali discendono da quelle assolute che sono all’origine della creazione.

Il battesimo con acqua è una forma simbolica per certificare un’appartenenza. Apparentemente si lava il passato con un rito, e si dà inizio a una nuova era, fatta di buone intenzioni. Non ha funzionato.

Non voglio entrare nelle polemiche millenarie che accompagnano il battesimo, la prima delle quali, a quei tempi, era quella che non era riservato alle donne. Oggi, poi, siamo battezzati da bambini.

I riti sono tipici delle sette, delle tribù primitive, delle religioni. Sono una simbologia che richiama aspettative che non arrivano mai. Ma, il più grande inganno, è di far credere che così, si è a posto con Dio.

Che cosa ha di diverso il battesimo di Gesù? Non c’è un rito, un giorno d’inizio, o una cerimonia. È una svolta all’interno del nostro cervello. Questa inizia con la comprensione dei perché esistenziali.

Lo Spirito Santo è la capacità di comprendere. Si attiva nel momento in cui cerchiamo di comprendere a fondo le conoscenze che abbiamo. E soprattutto quando il cervello comunica con lo spirito che è dentro di noi, e insieme cercano di capire.

Infatti, noi uomini e donne di questa generazione, siamo a ragion veduta dei sapiens, perché lo dimostriamo. Tutti noi possiamo vedere la grandezza dell’intelligenza umana dalle cose che costruiamo.

Ma se la nostra intelligenza si fa guidare dalla materia continuano i disastri che combiniamo. Sotto ai nostri occhi possiamo guardare nella storia umana. Dentro alle religioni in primis. Poi nei sistemi di governo. Guerre, colonizzazioni, schiavitù, ecc.

Quando lo spirito in noi è particolarmente attivo questa si chiama: “Evoluzione”. È diventato una sfaccettatura, un supporter attivo della nostra intelligenza. Un valore aggiunto che giustifica l’aggettivo Sapiens.

Nel momento in cui, alle nostre conoscenze, abbiniamo: l’immaginazione, l’intuito, la fantasia, ecco che si manifesta la magnificenza del cervello umano e dello spirito che è in noi. Non dobbiamo lasciarci in balia dei desideri.

Ora, da bravi ricercatori, ci soffermiamo un attimo per vagliare due fatti. Il primo è che Spirito – Santo, si presenta in forma dualistica. Sono due entità completamente diverse, anche se hanno una radice comune.

Cerco di essere conciso. Santo è la trasformazione dello Spirito attraverso un’evoluzione che avviene quando abbandoniamo l’Io, e lo trasformiamo in Noi, e poi in Tutti, e per finire nel Tutto.

Per semplificare, succede quando, dalle cose materiali passiamo a occuparci di quelle spirituali, come il perché dell’esistenza, della convivenza fra noi e l’ambiente che permette la nostra vita.

Secondo fatto. Penso che abbiate notato che alla base di questi processi ci sono le conoscenze acquisite. Senza, si percorre poca strada. Questo è uno dei mali dei nostri tempi. Il faro guida è l’amore con i suoi principi: libertà, pace, verità, giustizia.

È una ripetizione ma non ci posso fare nulla. Gesù non si limita a chiederci di convertirci, ma ci spiega anche il perché, e come si fa, attraverso le parabole. Che sono la strada più veloce per comprendere.

In questo caso la conversione significa cambiare all’interno del nostro cervello le priorità della vita. Dalla materialità, che è governata dai sensi, alla spiritualità, guidata dallo spirito con l’apporto della ragione.

In fondo vuole che diventiamo più intelligenti. Come? Imparando. Anche qui c’è una forma dualistica: apprendere e comprendere. Questa è una fatica che dobbiamo fare noi. Ci basti sapere che l’intelligenza è: il perfetto uso delle conoscenze.

La legge d’amore predicata da Gesù si occupa soprattutto della convivenza fra noi. Messo a posto questo, il resto verrà da sé.

Ci sono quattro concetti presenti nella spiritualità: la Libertà, la Verità, la Giustizia, la Pace. Questi, rappresentano le colonne sulle quali poggia la legge d’amore. Gesù è stato crocefisso per questa rivoluzionaria predicazione.

Un’ultima nota. Il battesimo con acqua di Giovanni è un rito pubblico: davanti a dei testimoni umani con la speranza che Dio veda e approvi. Oggi sappiamo che Dio basa i suoi giudizi su ciò che diciamo e facciamo: il fare.

Sono meriti personali, che diventano collettivi quando tanti seguiranno questa strada. Ognuno di noi può solo essere di esempio al suo prossimo. Guai a pensarsi maestri o guide. Mai vantarsi del bene che si elargisce.

Per arrivare al divino, ognuno di noi, deve farsi insegnare da qualcuno a noi superiore: Dio. Gesù è uno di noi. Lui c’è riuscito ad arrivare alla divinità. Per questo vale la pena di ascoltarlo. Lo seguiremo ognuno a modo suo: meritocrazia.

La divinità è dentro di noi, è la nostra anima. Gandhi, un giorno disse: “Se tutte le strade portano a Dio, che t’importa di quale che seguo io”.

Alcune piccole note

Più volte ricorro alla parola “spiritualità”. Chiarisco il mio pensiero: non è una forma di religione. È una filosofia per la ricerca dei perché della nostra esistenza. Per percorrere questa strada si utilizzano tutte le conoscenze di cui possiamo disporre

Con spiritualità si richiama lo spirito dentro noi: la nostra anima. Formulare pensieri che sono superiori ai desideri, agli egoismi, alle posizioni di parte e ideologiche.

Significa anche che siamo in pace con noi stessi, con il prossimo, con Dio. Noi stiamo cercando il perché della nostra esistenza. Lo troveremo? Nessuno lo sa. 

Ma fare propri i precetti morali non è un errore di vita. E osservando come va il mondo, penso proprio che dobbiamo tutti convertirci, o illuminarci, oppure salvarci. Se non lo facciamo, che succederà? A voi la risposta.

Ultima nota. Giovanni aveva in mano un potere che al giorno d’oggi, in pochi, vi avrebbero rinunciato. Era seguito da una folla osannante. Considerato un profeta. Ha preferito dire una verità che in pochi hanno capito, e che in molti non avrebbero accettato.

Ma chi detiene il potere non è nuovo a queste nefandezze: lo hanno ucciso. Come hanno ucciso Socrate, Gesù, Gandhi, e tanti altri. Lo hanno perpetrato le religioni, i poteri politici. Eliminare gli avversari è uno sport che paga nel nostro mondo.

M.G.

Le mie analisi seguono una linea spirituale, filosofica e pedagogica. In mancanza dei presupposti di base, passo all’analisi filologica, o storica dell’articolo, non teologica.

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