Domenica 4 settembre 2022 Lc 14 – 25,33 – “Se uno viene a me, e non mi ama ….”.

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?

Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti quelli che vedono comincino a deriderlo, dicendo: -Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro-.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?

Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

Commento. E’ chiaro fin da subito che Gesù chiede a chi lo segue di fare una scelta ragionata ben precisa. Non è una richiesta seguita da un obbligo o da una minaccia.

Chiede di usare (liberamente) il cervello. E sì! Il cristianesimo non usa la forza per convincere e nemmeno una miriade di belle parole, ma ti chiede di dare voce alla ragione: pensa, decidi e agisci. Non si deve rimanere nel dubbio.

Solo l’esperienza potrà confermare o bocciare, i suggerimenti avuti. Il bello di ogni persona, uomo o donna, che segue le orme di Cristo, e nella libertà personale di pensiero e di azione. Ma la libertà non va confusa con l’inerzia o il lassismo.

Le parabole hanno un’elevata valenza pedagogica. Gesù vuole farci notare quali sono i punti su cui meditare: teoria e pratica. Il mettere in pratica rappresenta la vita materiale ma fondamentale per le esperienze che porta.

Un conto è la teoria, e un altro è la pratica. Quella che io considero la maggiore delle Beatitudini, così recita: “Beato chi ascolta la mia parola e la mette in pratica” (Mt 7-21,27). Molto esplicito e chiaro il consiglio di Gesù.

Non è una beatitudine inserita nel contesto del discorso della montagna (teoria) ma fuori (pratica). Le Beatitudini rappresentano un modo di essere nello spirito. Il mettere in pratica un modo di fare (provare per imparare).

Che le parabole siano un’espansione delle beatitudini (filosofia di vita) ne avevo il sospetto fin dall’inizio dei miei studi sul perché della vita.

Negli stessi anni le accompagnai con un’intensa immersione nella filosofia. A mio parere la filosofia si divide in due elementi: L’affermazione di principio (beato chi ascolta la mia parola) e l’elaborazione del ragionamento (e la mette in pratica).

Come fosse un tema scolastico. Poi tutto discende a cascata dalla prima delle affermazioni di Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Il Vangelo è lo svolgimento di questo tema che sfocia nell’infinito dello Spirito fino a Dio.

C’è anche la chiusura del cerchio: “Amatevi gli uni e gli altri come Io ho amato voi”. Quando arriveremo a questo stadio, non rivestiremo più carne ma saremo Spiriti. Non voglio spingermi fino a dire Angeli del Paradiso.

E’ lunga la strada della conversione ai valori spirituali. Per noi, esseri umani rivestiti di materia, per vincere, non dobbiamo ingaggiare una battaglia contro noi stessi, perché dove c’è, un vincitore c’è anche uno sconfitto.

Non può coesistere nella stessa persona una situazione simile. La gioia della vittoria si scontrerà sempre con il dolore della sconfitta. Ecco la via per superare questa condizione: l’evoluzione. Cercare di capire cosa è meglio.

Fare delle scelte precise mettendo a confronto le diverse situazioni per poi avviarsi su quella strada. Che non sarà mai quella definitiva perché noi siamo nel divenire. Solo l’esperienza ci darà qual è la migliore soluzione. O la meno peggio.

Ricordate la parabola dei Talenti. Ognuno riceverà (in termini evolutivi) in proporzione all’impegno messo. L’importante è di non avere sbagliato strada.

Amare di meno non significa a priori di avere sbagliato. Se la strada è quella dell’amore, vuole dire che c’è chi corre, chi cammina, e chi passeggia.

La misericordia non prevede che si vada tutti nello stesso posto: “In Paradiso”. Ma non dice nemmeno che si resterà fuori.

L’Amore non immagina guerre, commerci, abbandoni. Chi resta indietro nel percorso (evoluzione) della vita, il cammino che rimane, lo farà fra due ali di sostenitori che aspettano di attraversare il traguardo finale tutti assieme.

L’amore non prevede che qualcuno vada all’inferno o in paradiso abbandonando gli altri alle loro incombenze. Prevede, che, per amore, si salga tutti assieme.

Un’ultima considerazione. Questa parabola fa il paio con quella dei Servi Inutili,: “Abbiamo fatto tutto quello che ci è stato detto di fare, siamo servi inutili”. Lc 17-7,10. Prestate molta attenzione a queste parole, vi stupiranno.

Ecco il perché delle scelte personali. Il cristiano è una persona libera. Sceglie la strada da percorrere dopo aver attentamente ponderato. Non delega ad altri. Usa i suoi talenti, ha il coraggio di fare delle esperienze, e non si cura solo di se stesso.

Può dire con la stessa forza sia di sì sia di no. In conformità a un ragionamento che non è condizionato da un interesse ideologico di parte, ma un frutto nato nell’amore e guidato dall’intelligenza.

Alcune piccole note.

Esperienza. L’esperienza (il mettere in pratica) è l’unica e vera maestra di vita. Porta con sé i concetti fondanti della verità: dimostra il vero dal falso. Questo concetto è valido se si è disposti a imparare dalle cose che si fanno e dalla vita che si vive.

Voltaire, in uno dei suoi aforismi, afferma che è dall’esperienza che si forma la coscienza. Ma la storia non finisce qui. Volendo, anche la giustizia è confermata con l’esperienza, assieme alla morale, all’etica.

Il cristiano per sua natura è una persona come tanti che si comporta come scritto sopra ma non si sente integrato in una categoria. Perché è normale partecipare alla vita sociale, avere un lavoro. Farsi una famiglia, avere figli se la natura lo consente.

Dipende solo da come lo fai, non dalla religione che pratichi, o per quale partito politico simpatizzi. Nemmeno se sei ricco o povero, bello o brutto, alto o basso.

Nella storia dell’umanità solo Gesù visse d’amore, ma fu crocefisso. Abbiamo altri esempi: Socrate, ma venne indotto ad avvelenarsi. La sua vera colpa è stata quella di suggerire agli uomini di acculturarsi e ragionare: “So di non sapere”.

Gandhi, il paladino della pace fu ucciso a colpi di pistola. Un aforisma di un monaco Zen così recita: “Non c’è una via della pace, la pace è la via”.

Nella nostra vita nulla è gratuito. Per ottenere qualche cosa bisogna darsi da fare. È così per costruire un ponte, per la pace, per la guerra, e per la convivenza. Ecco perché a un cristiano è chiesto tanto. Non basta amare, bisogna partecipare e darsi da fare.

È dall’invenzione della moneta, o se volete del denaro, che nell’umanità s’inserì una nuova filosofia molto divisivo: il capitalismo. Alla partenza possiamo definirlo una forma di economia di mercato. Invenzione meravigliosa, sostituì lo scambio.

Il Capitale. Ma poi, con l’accumulo delle ricchezze (il capitale), portò il cercare di farlo fruttare senza la necessità del lavoro. Da qui nacque il capitalismo con tutte le sue storture liberali.

Lo vediamo all’opera anche in questi giorni con le speculazioni sulle forme di energia e dei beni di prima necessità. La cosa peggiore che si sta manifestando è lo scontro fra due filosofie: la democrazia (capitalismo) e il socialismo (comunismo).

Fra parentesi ho messo in evidenza di quale malattia soffrono queste due filosofie. Se le osservate nella loro filosofia di base, si può dire che sono simili, ma hanno un demone che le guida e le rende malvagie: “L’ego umano e l’ebbrezza del potere”.

M.G.

Le mie analisi seguono una linea spirituale, filosofica e pedagogica. In mancanza dei presupposti di base, passo all’analisi filologica dell’articolo, non teologica.

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