Domenica 5 settembre 2021 Mc 7, 31-37 – “Ha fatto bene ogni cosa, fa udire i sordi e parlare i muti!”.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua. Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, – “Apriti!”-.

E subito gli si aprì gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno.

Ma più lui lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa, fa udire i sordi e parlare i muti!”.

Commento. Purtroppo, il vangelo di questa domenica non ha nulla di spirituale da raccontarci. Si narra di un miracolo, avvenuto su semplice richiesta della folla senza che ci sia un motivo per giustificarlo.

Questo è ciò che emerge all’apparenza. Non voglio dilungarmi in pensieri macchinosi per cercare motivazioni o giustificazioni a sostegno del perché. Inoltre non voglio fare il San Tommaso a tutti i costi.

Considerando Gesù un uomo fatto Dio, diventa assai difficile, per una mente elementare come la mia, trovare risposte a domande che si celano all’interno del pensiero divino. È una pretesa fuori dalle mie possibilità.

L’immensità della creazione, il perché dell’esistenza, gli universi infiniti, sono di una complessità tale, che non credo che anche una semplice risposta a queste domande, trovi sufficiente spazio all’interno dei neuroni del nostro (mio) cervello.

Non sono cose di questo mondo. Per un ricercatore come me, per continuare questa indagine, devo togliere di mezzo giudizi, pregiudizi, ideologie, passioni, credenze, non supportate da una verità incontestabile.

La maggioranza delle persone che dicono di credere in Dio, non sa cosa dice. Perché la loro fede non è supportata da una verità certa. Più che altro è basata una speranza, un modo per sconfiggere la paura. Inoltre, sono i comportamenti che qualificano sia l’intelligenza sia la fede.

I commenti alle parabole che leggete tutte le domeniche, provengono da una decisione che ho preso: il perché, dopo che ho scritto il mio libro: Diatessaron.

Mi chiesi se ne valesse la pena di fare questa fatica. Anche perché non ho la vocazione dello scrittore. Non nasco come un narratore.

Lo sono diventato, per mettere disposizione di tutti quelli che lo desiderano il frutto della mia ricerca.

Prima di iniziare, per scoprire se ne valesse la pena, e per cercare di avere un’idea di Gesù e della sua parte nella storia, decisi di eliminare dai vangeli tutti i miracoli.

Se c’è divinità in Gesù, sarebbe emersa anche dalle sue parole, e dal tipo di vita che ha vissuto. Ho trovato ciò che cercavo. E pensare che è sotto i nostri occhi da sempre: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Prima di darvi una spiegazione, è bene che liberiamo la nostra mente da tutti quei guazzabugli che la condizionano. La faremo rivolgendoci a Platone. Un giorno gli fu chiesto di definire Dio, e lui disse: “Dio, è la massima espressione di tutte le cose”.

Non ci disse di credere in Dio per attrazione o paura, ma seguendo un semplice ragionamento: tutto ciò che facciamo noi, non è perfetto. Parlo dell’ambiente, dei sentimenti, e dei valori spirituali.

Così è per la verità, per la libertà, per l’amore e così via. La loro perfezione non è di questa terra ma in un ambiente sopra di noi. Prodotto da una mente libera dai condizionamenti della materia. Forse parliamo di Dio?

Esiste fuori di noi, e sopra di noi, un qualche cosa d’intelligente, al quale dobbiamo la nostra esistenza. Non conosciamo i motivi di tutto questo, forse perché, troppo difficili e complessi per capirli. Chissà, forse un domani…

Per questo motivo io non cercavo Dio in Gesù, ma se ci fosse stata divinità in lui, sarebbe emersa seguendo un ragionamento. Avrebbe portato a una fede?

Sette parole in tutto. Qui si nasconde, per modo di dire, la voce di Dio. Spiritualmente non è contestabile né dalla filosofia, dalla logica, e dalla pedagogia.

Filosoficamente rappresenta un sistema di vita perfetto basato sull’amore.

Logicamente parlando sono termini dipendenti l’uno dall’altro.

Pedagogicamente descrivono un modo di vivere e come metterlo in pratica.

C’è dell’altro, e sempre in sintesi. Quasi tutto ciò che riguarda la creazione, e il nostro ambiente, si presenta in forma dualistica: notte e giorno, uomo e donna, buono cattivo, ecc. Anche “Ama il…”,  lo è.

Le leggi che governano la creazione sono eterne e assolute, così anche l’evoluzione. Sono definite così perché sono all’origine di tutto, cioè governano il Tutto, ma non sono influenzate da esso.

Ama il… è un assoluto. Il senso è questo: la sublimazione dell’amore verso il prossimo e verso se stessi, porta noi a una rivoluzione concettuale utilizzando una “Novità esistenziale”. Non saremo gli stessi di prima, ma veri Sapiens. Una categoria superiore agli animali razionali, come ci definì Aristotele.

Un’altra nota. Ama il prossimo… non è un comandamento, ma un’esortazione, un’indicazione. È scritta con verbi attivi: un fare. Si può leggere anche come profezia: “Se non lo facciamo, cosa succede?”.

Abbiamo ancora molte cose da scoprire su Gesù. Non so se riusciremo ad avere certezze su di lui. Qualcuno lo definisce un idealista. Non credo. L’idealista basa sulle utopie la sua credenza.

In Gesù non ci sono utopie che non si possano mettere in pratica. E per ognuna di esse c’è una ragion d’essere. In Gesù non c’è: fai così, e basta!

Alcune piccole note. Per chiarire ulteriormente. Diatessaron ha al suo interno la fusione integrale dei vangeli canonici. La cancellazione delle parabole da me citata era solo per vedere se ne valesse la pena, cioè scoprire chi era Gesù.

PS: Le analisi che propongo, sono scritte seguendo una linea prettamente spirituale. Nel succedersi dei commenti alcuni concetti si possono ripetere.

I Vangeli sono come un albero: ha un’infinità di rami e foglie, ma è sempre un albero. I rami sono tutti attaccati al tronco, le foglie ai rami, il tronco alle radici, le radici alla terra..

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