Domenica 11 luglio 2021 Mc 6 -7,13 – “..e prese a mandarli a due a due nei villaggi vicini, ..”

In quel tempo Gesù, chiamò a sé i Dodici, e prese a mandarli a due a due nei villaggi vicini, dando loro potere sugli spiriti immondi (impuri).

Ordinò anche di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, sacca, o denaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

Diceva a loro: “Se entrate in una casa, rimanetevi fino a ché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero, o non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.

E loro partirono. Predicavano che la gente si convertisse, scacciavano i demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Commento. Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”. L’essenza di un cristiano si presenta per similitudine, in questo quadro fatto da Gesù, come quella di un agnello nell’animo, attento nei comportamenti, semplice come una colomba nelle esigenze.

Insomma, come una persona intelligente. Nessuno di questi paragoni vuole essere dispregiativo ma esemplificativo. Il cristiano non ha nulla da insegnare, a parte offrire alcuni consigli generici, ma ha la capacità di dare l’esempio.

L’amore non si può comandare, questa è la regola d’oro. Anche perché Gesù stesso disse che solo uno è il maestro: Dio. Gli aggettivi con cui si descrive Dio sono tutti riassumibili in una sola parola: Sapiente.

Chi di noi, esseri umani, può definirsi sapiente al punto di essere paragonato a Dio? Gesù è l’unico nella storia che possiamo avvicinarlo alla divinità. Non sono prudente ma realista nel definire Gesù.

La maggioranza di noi, però, ha sempre un consiglio da dare, ma non ne vuole ricevere. Siamo in una società in cui molti vogliono essere maestri e nessuno allievo. Le persone parlano ma non ascoltano nessun altro che se stessi.

Noi sapiens non siamo in grado di giudicare il nostro prossimo di là da ciò che conosciamo personalmente. Siamo dotati di un’intelligenza strepitosa, ma è unidirezionale, cioè legata a parametri antichi. E se c’è una cosa che nessuno di noi conosce, è la divinità. Nemmeno le religioni sanno chi o cosa è Dio, e se esiste.

Come può manifestarsi la divinità? E perché gridiamo, con facilità, al miracolo nello stesso modo in cui urliamo: “Al lupo, al lupo”? La nostra è un’intelligenza allo stadio infantile nei comportamenti della vita, all’interno del corpo di un adulto.

Non possediamo una sapienza certa e consapevole. Anche perché, se la divinità esiste, ed io credo di sì, noi non siamo in grado di capirla. Soprattutto perché si muove, e agisce, con parametri, per noi, ancora incomprensibili.

Siamo fermi all’Io. Dio no! Accettiamo il Noi per interesse, per paura, a patto che… C’è di tutto meno che l’amore senza profitto. L’amore poi è mosso più dal sesso che dal sentimento. Se non fosse così, non saremmo sopravvissuti a noi stessi.

L’amore per i figli è istintivo, quindi non abbiamo nessun merito nel provarlo. I meriti possiamo averli nei comportamenti che mettiamo in atto con loro. Lì sarà misurato l’amore, il nostro senso di responsabilità, e la nostra umanità.

L’agnello in natura è forse il più mite degli animali, uno dei pochi che non ha strumenti di offesa naturali abbinati a un carattere docile. Gesù non aveva un carattere docile, ma nemmeno autoritario, era solo certo della sua sapienza.

Questa è una delle sue caratteristiche che, sempre secondo me, avevano attirato l’avversità delle autorità religiose. La sua autorità era nel contenuto della sua predicazione: sapeva parlare alla folla, era certo del suo dire, ed era un guaritore.

Gesù parlava di amore, di libertà, di uguaglianza. Per chi deteneva il potere, era come fumo negli occhi. Non aveva nessuna importanza chi fosse che lo annunziava.

Poteva anche essere Dio in persona, ma la sua era un’ingerenza sull’ordine costituito di uno stato sovrano, e di una religione dettata dal patto con il presunto Dio: Jaweh.

Gesù non richiamava nulla di politico con la sua predicazione. Solo l’amore poteva dettare la morale nei comportamenti. Mentre per la vita in società si doveva avere rispetto delle leggi sociali: “Date a Dio quel che è di..”. Mt-22-21.

Il cristianesimo si basa su un rapporto diretto con Dio. Con il prossimo si usano la ragione e il sentimento, che sono un’espressione dell’amore e dell’intelligenza.  

L’attuazione di questo essere cristiani ha una diretta ricaduta politica, che attirerà inevitabilmente incomprensioni, patetiche ipocrisie, che possono dare luogo a drammatiche conseguenze. E la storia lo testimonia, non c’è solo la crocefissione.

Di questo Cristo aveva dettagliatamente informato i discepoli e, per riflesso, anche noi che leggiamo la storia. Il cristiano non è un religioso che chiede a Dio miracoli, favori, perdono. Il cristiano vive la sua vita e lascia che sia Dio a giudicare.

Lui opera di suo, ascolta la parola di Dio, la mette in pratica quando può e come può, e il giudizio finale lo lascia a lui. Perché vivere in questo mondo in pace, di per se, è già un miracolo.

Il cristiano non cerca scorciatoie, o la gloria, perché sa che per diventare simili a Dio deve guidare i desideri e privilegiare i sentimenti usando i suoi talenti: pensiero, ragione e coscienza.

Anche i non cristiani sanno che siamo tutti fratelli. Purtroppo, molti l’hanno dimenticato, o fanno finta che non sia così. Vorrei ricordare a queste persone che nei vangeli ci sono le beatitudini. Un dover essere che ci avvicina alla divinità.

Leggere fa sempre bene, e spesso s’impara pure qualche cosa. Per una persona che pensa che la vita sia tutta qui, non gli serve interessarsi di queste cose. Io invece penso che (per noi) abbia una qualche utilità e uno scopo.  

Per noi intendo chi s’interessa del perché della vita, e di quella oltre a questa come faccio io.

Alcune piccole note.

Purtroppo, il cristianesimo sta diventando un pesante fardello da portare. Le persone per bene sono dileggiate, spesso, guardate con diffidenza. La morale è contrastata da un lassismo nel quale, sembra, che tutto sia lecito o scusabile.

Siamo in una società molto deviata anche dalle religioni: Ebraismo, Cattolicesimo, Islam. Hanno tutte la stessa radice, anche se si sono propagate in modi diversi. Sono nate tutte da una grande bugia. Come finiranno non si sa.

Si sono mantenute fino a oggi cambiando spesso pelle, e all’occorrenza adeguandosi ai tempi. Come società siamo riusciti a superare, o lo stiamo facendo, l’era dei re e delle regine, degli imperatori, dei dittatori, dei fascismi, nazismi.

Ma nulla possiamo contro la dittatura dell’economia e della tecnologia. Anche le religioni soccomberanno. La vecchia Europa si sta cullando su una pace apparente, ma è una società stanca, vecchia, e con un’aspettativa di vita, come istituzione, corta.

Non si vedono all’orizzonte politici idealisti. La maggioranza è composta di figuranti incompetenti, al massimo esaltati da un’ideologia, o una nostalgia, perché di proprio non hanno nulla da dire e da dare. Il copia incolla, alla lunga non tiene.

Il cristianesimo è stato fagocitato dal cattolicesimo. Se avesse lavorato bene la religione, beh, ben venga. Ma guardate che disastro ha fatto. Oggi è in un declino irreversibile. Non riesce a rinnovarsi perché non ha (il clero) coraggio, o idee.

Beh, basta infierire. In parole povere il cristianesimo è un fare individuale dove le persone si possono aggregare con un unico scopo: raggiungere la divinità che è in noi. Se non fossimo dotati di così tanta intelligenza, non parlerei mai di divinità.

Per sapere che cosa hanno combinato le religioni basta leggere la storia a trecentosessanta gradi. Ma tanto non lo farà nessuno. L’orizzonte nostro arriva fino al domani. Per il dopodomani non prendiamo impegni, e nemmeno appuntamenti.

Stiamo buttando il nostro essere dei Sapiens nella discarica dell’ignoranza. Aveva ragione Aristotele quando, nel definire gli esseri umani, disse: “Siamo animali razionali”. Se c’è un Dio da qualche parte, avrebbe vergogna di noi. E se viene un nuovo diluvio, daremo la colpa a Lui? Certo, con la faccia tosta che abbiamo… .

Nella Bibbia c’è scritto che già una volta, Lui, ha cercato di sterminarci con il diluvio. Che cosa farà questa volta. Forse aspetterà che ci seppelliamo noi con le nostre mani? Per fare questo, noi: Donne e Uomini Sapiens, siamo già sulla buona strada. Ci stiamo provando molto seriamente. Riusciremo nel nostro intento?

PS: Le analisi che propongo, sono scritte seguendo una linea prettamente spirituale. Nel succedersi dei commenti alcuni concetti si possono ripetere.

I Vangeli sono come un albero: ha un’infinità di rami e foglie, ma è sempre un albero. I rami sono tutti attaccati al tronco, e le foglie ai rami.

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