Domenica 21 febbraio 2021 Marco 1-12,15 -… lo Spirito sospinse Gesù nel deserto … –

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

Commento. Prima di iniziare il commento devo dirvi che in Marco, le tentazioni sono scritte solo in quattro/cinque righe. 

Nessuno degli Apostoli era presente, anzi non erano stati ancora chiamati. In Matteo e Luca invece troviamo una descrizione di ciò che questi apostoli volevano veicolari con un maldestro tentativo: un’impresa epica degli eroi della mitologia.

Il perché di queste mie affermazioni si trova in Giovanni. L’unico Vangelo che si può dire con discreta precisione sia stato scritto da un apostolo, o da un suo discepolo. Giovanni non ne parla. Nessun cenno.

A mio avviso questo la dice lunga. Gesù era un parente stretto di Giovanni. Immagino che un fatto di questo genere, se non l’ha confidato a lui, quasi certamente non l’ha fatto con Matteo.

Così come sono state scritte: “Le Tentazioni”, hanno un imprimatur solo religioso, e non sono affini all’insegnamento di Gesù. Mi spiego meglio.

Nella religione, cedere a una tentazione è una colpa da scontare. Ci si deve confessare, dire alcune preghiere, essere assolti da un sacerdote, accendere un cero, fare un’offerta e via, fino alla prossima volta.

In Gesù invece succede qualcosa di diverso. Gesù invita a confrontarci con la tentazione, Stabilire la differenza fra il fine e il mezzo e poi prendere una decisione a costo di qualche sacrificio.

Un esempio, ma non voglio fare il moralista o altro: la cioccolata. A chi non piace. È l’esagerare che può portare danno. Quindi, non un giudizio morale su chi esagera, ma un consiglio di valore pedagogico.

Se noi vogliamo diventare simili a Dio, che semplificando significa usare la nostra intelligenza per fare cose giuste, dobbiamo imparare a ragionare sulle abitudini, sulle consuetudini, sulle ideologie, e sulle tentazioni.

Non vuole dire annichilirsi, rifiutare tutto, pregare fino a sfinirsi, ma valutare, scegliere, metterci del nostro. Solo raggiungendo la consapevolezza dei fini, i mezzi andranno al posto che compete loro.

Le tentazioni possono corrompere lo Spirito dell’uomo profondamente e lo possono portare al disastro materiale e spirituale. Le tentazioni nascono dai desideri, hanno una natura egoistica e tendono a capovolgere i mezzi con i fini.

Nella parabola delle tentazioni, i personaggi virtuali che la interpretano sono due. Da una parte lo Spirito Divino (che è in ognuno di noi: amore infinito) e dall’altro il Diavolo (la degenerazione della divinità: egoismo assoluto).

Dio ci ha messo nella sua creazione e ce l’ha donata. Noi sappiamo che è Sua, anche se molti fingono che non sia così. Godiamo di una libertà limitata solo dalla nostra natura fisica e da desideri spesso prevalenti sulla ragione.

Lui non esercita il diritto di proprietà, anzi, ci lascia liberi di farne quello che più ci aggrada, e lo stiamo facendo. Ci comportiamo da dei senza averne le capacità. Come possiamo pensare di essere più sapienti, o più saggi di Dio.

La lotta del bene e del male è tutta dentro di noi. Lo spirito emana sentimenti (amore, fraternità, amicizia), la materia desideri (sesso, denaro, potere).

Tutti noi possediamo la ragione: attenzione, precisione, logica, razionalità. La materia usa l’istinto: passionalità, possesso, sopraffazione, vendetta.

L’uomo, per riuscire a prevalere sulla sua parte materiale, deve educarsi con le Leggi del Regno. Il primo passo e pacificare se stessi. Poi, portare sul piano del ragionamento i problemi e trovare le soluzioni.

Il secondo passo e mettere in pratica ciò che si è scelto di fare. L’esperienza è la migliore maestra possibile. Lei, e solo lei, forma la nostra coscienza.

Solo educandosi nello spirito, l’essere umano, riuscirà a vincere la lotta del bene (ciò che è giusto) sul male (ciò che è sbagliato), modificando il pensiero con il quale governa la sua vita. 

I Vangeli si possono ridurre a tre semplici affermazioni di principio:

  • “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
  • “Beati i poveri di spirito”.
  • “Beato chi ascolta la mia parola e la mette in pratica”.

 

Alcune piccole note.

Le tentazioni. L’argomento in esame è portatore di un tema che ha un valore che va dalla pedagogia, come insegnamento alla persona, alla filosofia, come sistema di vita.

Influenzano le abitudini anche nelle cose naturali come mangiare, bere, sesso, e tanto altro. Le consuetudini nei rituali collettivi delle feste, le ricorrenze.

Nella vita sociale influenzano il lavoro, la politica, la religione. Questo è il motivo del mio commento a questa piccola parabola. Mi spiego meglio.

Il vangelo di Marco è stato tradotto dal greco. La cosa da notare è questa: Marco (o chi per lui) usa l’ebraico “satana”, e non trascrive dal greco, la lingua con cui è scritto il vangelo, che nella traduzione originale la parola di riferimento è tradotta come “diavolo”.

La parola “diavolo”, dal greco: dia-ballo*. Dia, si traduce “attraverso”, mentre Ballo, con: “Getto ai quattro venti tutta la realtà”. 

E sarebbe questa la vera definizione del diavolo e cioè: “É la personificazione di uno scempio che noi facciamo sulla realtà…”.

Un esempio. “Dia-Ballo: io di fronte a un bicchiere di vino, che ha come fine quello di nutrirmi, sconvolgo tutti i finalismi e divento dipendente della materia, distruggo la mia persona mediante l’alcolismo”*. (da un’omelia di Padre Aldo Bergamaschi)

* https://www.haimirem.it/2019/04/22/letimologia-dei-termini-satana-e-diavolo/

* http://www2.reggionet.it/pbergama/

Di ciò che vi parlo ora ho un’esperienza personale. Ho smesso di fumare l’otto gennaio 1980. Avevo iniziato all’età di 15/16 anni. Errori che molti commettono in gioventù.

Fumavo in casa, e in tutti i luoghi che frequentavo come bar e cinema. Non vi dico che ambienti diventavano. Così pieni di fumo che si poteva quasi tagliare con un coltello.

Vicino ai trentanni iniziai rendermi conto del danno che il fumo poteva fare a me e alla mia famiglia. Fece molti tentativi per smettere ma nessuno riuscito a lungo termine.

Mi diedi per un periodo alla liquirizia in bastoncini. Poi passai alle caramelle alla menta extra forte. Smisi anche di acquistare le sigarette, e mi ritrovai a scroccare come un barbone.

Il limite lo superai quella sera in cui fermai la mia auto vicino a quella di una pattuglia della stradale per chiedere una sigaretta. Mi vergognai di me stesso.

Dovevo cambiare metodo. Iniziai a leggere tutti gli articoli, sui danni che il fumare faceva ai polmoni e quali altre patologie poteva causare. Anche in questo caso non riuscii a smettere. Francamente mi ero fatto una cultura in merito, e anche delle tecniche da usare.

Ultima ratio: usare la volontà. Eravamo in inverno. Presi questa decisione: “Al primo colpo di tosse causato da un raffreddore, avrei fatto un altro tentativo. Cioè rimanere un giorno senza fumare”.

Quel giorno venne. Andai da un tabaccaio e acquistai due pacchetti di sigarette. Uno lo tenevo chiuso in macchina e uno in casa. Per emergenza, mi dissi, nel caso di un raptus da astinenza.

Il giorno dopo mi misi in testa questa frase: se sono riuscito per un giorno, devo farlo per il resto dei miei giorni. Non le toccherò mai più. Nemmeno per scherzo.

I primi mesi sono stati duri. Facevo sogni, dove fumavo. L’astinenza l’hò tenuta sotto controllo con un grande sforzo di volontà. Posso dirvi questo: ho sentito la forza della volontà. Non potevo immaginare quanto siamo forti se me lo avessero raccontato.

Non conosco i limiti della forza di volontà perché io l’hò usata veramente solo per smettere di fumare. Posso però dire che mi sentivo in grado di spostare delle montagne, tanto era forte.

PS: Le analisi che propongo, sono scritte seguendo una linea prettamente spirituale. Nel succedersi dei commenti alcuni concetti si ripetono. I Vangeli sono come un albero: ha un’infinità di rami e foglie, ma è sempre un albero. I rami sono tutti attaccati al tronco e le foglie ai rami.

Se ti ritieni soddisfatto dei miei commenti: PASSA PAROLA.  – info@mariogarretto.it

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