Domenica 10 gennaio 2021 Marco 1 – 7,11 – “Viene dopo di me colui che è più forte di me…”.

In quel tempo, Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me. Io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho

battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.

E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato. In te ho posto il mio compiacimento”.

Commento. Il giorno in cui decisi di fare la fusione dei vangeli canonici m’imposi un protocollo di lavoro piuttosto severo.

Al primo posto misi una condizione ineludibile: dovevo accertarmi che ne valesse la pena senza ombra di dubbio.

Per soddisfare questa condizione decisi di eliminare dal testo tutti i miracoli, le parti profetiche, le invasioni di campo degli angeli, o di Dio.

Quindi anche questa parte del vangelo di Marco andò cancellata. Non l’ho esclusa per non riprenderla in seguito. Andava momentaneamente sospesa la sua presenza nel testo per non influenzare il giudizio finale.

Ogni parte che escludevo, la vagliavo con scrupolo per scoprire i nessi  logici con il testo che seguiva e non doveva giustificare ciò che rimaneva.  

La mia idea era: se in quello che resta nei vangeli, scopro la presenza del divino, continuerò con il mio progetto, altrimenti lascerò stare.

La mia formazione di base proviene dalla filosofia spirituale: il perché dell’esistenza, siamo in una creazione casuale o volontaria, e cose del genere. Semplifico per non farne un trattato.

Uno spiritualista è un ricercatore. Si pone davanti a qualsiasi cosa in modo neutro per cercare di definirla. In fondo desideriamo solo sapere il perché dell’esistenza, e se esiste Dio in tutto questo.

Un Dio in spirito, e non un essere antropomorfo creato dalla fantasia, o dall’immaginazione di qualcuno che si auto definisce profeta, unto, inviato, visionario, chiamato, appartenente.

Nel testo di questa domenica, una frase si distingue: “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Quando vi ho accennato alla complessità delle parabole presenti nei vangeli, non ho esagerato. La semplicità è solo apparente. Perché dire, ti battezzo con acqua tutti lo comprendono.

Ma chiamare in causa lo Spirito Santo, complica un po’ le cose. Intanto cos’è lo Spirito Santo? Da dove arriva? Come viene a noi?

Iniziamo assieme questa indagine. Proviamo a scimmiottare Sherlock Holmes. Sono indicate due forme di battesimo che non hanno nulla da spartire fra loro: la prima è elargita con materia, la seconda con spirito.

Il testo si presenta in forma dualistica, tipico delle leggi naturali che governano la nostra vita: notte e giorno, caldo e freddo e così via. Le leggi naturali discendono da quelle assolute che sono all’origine della creazione.

Il battesimo con acqua è una forma simbolica per certificare un’appartenenza. Apparentemente si lava il passato con un rito, e si da inizio a una nuova era, fatta di buone intenzioni.

Non ha funzionato. Non voglio entrare nelle polemiche millenarie che accompagnano il battesimo, la prima delle quali, a quei tempi, era quella che non era riservato alle donne. Oggi, poi, siamo battezzati da bambini.

I riti sono tipici delle sette, delle tribù primitive, delle religioni. Sono una simbologia che richiama aspettative che non arrivano mai. Ma, il più grande inganno, è di far credere che così, si è a posto con Dio.

Che cosa ha di diverso il battesimo di Gesù? Non c’è un rito, un giorno d’inizio, o una cerimonia. E’ una svolta all’interno del nostro cervello. Questa inizia con la comprensione dei perché esistenziali.

Lo Spirito Santo è la capacità di comprendere. Si attiva nel momento in cui cerchiamo di comprendere a fondo le conoscenze che abbiamo.

Infatti, noi uomini e donne di questa generazione, siamo a ragion veduta dei sapiens, perché lo dimostriamo. Tutti noi possiamo vedere la grandezza dell’intelligenza umana dalle cose che costruiamo.

Lo spirito in noi è particolarmente attivo. Questa si chiama: “Evoluzione”. È diventato una sfaccettatura, un supporter attivo della nostra intelligenza. Un valore aggiunto che giustifica l’aggettivo Sapiens.

Nel momento in cui, alle nostre conoscenze, abbiniamo: l’immaginazione, l’intuito, la fantasia, ecco che si manifesta la magnificenza del cervello umano e dello spirito che è in noi.

Ora, da bravi ricercatori, ci soffermiamo un attimo per vagliare due fatti. Il primo è che Spirito – Santo, si presenta in forma dualistica. Sono due entità completamente diverse, anche se hanno una radice comune.

Cerco di essere conciso. Santo è la trasformazione dello Spirito attraverso un’evoluzione che avviene quando abbandoniamo l’Io, e lo trasformiamo in Noi, e poi in Tutti, e per finire nel Tutto.

Per semplificare, succede quando, dalle cose materiali passiamo a occuparci di quelle spirituali, come il perché dell’esistenza, della convivenza fra noi e l’ambiente che permette la nostra vita.

Secondo fatto. Penso che abbiate notato che alla base di questi processi ci sono le conoscenze acquisite. Senza, si percorre poca strada. Questo è uno dei mali dei nostri tempi.

E’ una ripetizione ma non ci posso fare nulla. Gesù non si limita a chiederci di convertirci, ma ci spiega anche il perché, e come si fa, attraverso le parabole. Che sono la strada più veloce per comprendere.

In questo caso la conversione significa cambiare all’interno del nostro cervello le priorità della vita. Dalla materialità, che è governata dai sensi, alla spiritualità, guidata dallo spirito con l’apporto della ragione.

In fondo vuole che diventiamo più intelligenti. Come? Imparando. Anche qui c’è una forma dualistica: apprendere e comprendere.

Questa è una fatica che dobbiamo fare noi. Ci basti sapere che l’intelligenza è: il perfetto uso delle conoscenze.

La legge d’amore predicata da Gesù si occupa soprattutto della convivenza fra noi. Messo a posto questo, il resto verrà da se.

Ci sono tre elementi presenti nella spiritualità: la Libertà, la Giustizia, la Pace. Questi, rappresentano le colonne sulle quali poggia la legge d’amore. Gesù è stato crocefisso per questa rivoluzionaria predicazione.

Un ultima nota. Il battesimo con acqua di Giovanni è un rito pubblico: davanti a dei testimoni umani con la speranza che Dio veda e approvi.

Oggi sappiamo che Dio basa i suoi giudizi su ciò che diciamo e facciamo: il fare. Questo è anche alla radice dell’evoluzione intellettuale e spirituale di ognuno di noi: conversione.

Sono meriti personali, che diventano collettivi quando tanti seguiranno questa strada. Ognuno di noi può solo essere di esempio al suo prossimo. Guai a pensarsi maestri o guide.

Mai vantarsi del bene che si elargisce. Per arrivare al divino, ognuno di noi, deve farsi insegnare da qualcuno a noi superiore: Dio.

Gesù è uno di noi. Lui c’è riuscito ad arrivare alla divinità. Per questo vale la pena di ascoltarlo. Lo seguiremo ognuno a modo suo.

Dio può manifestarsi a noi in modo diverso secondo chi siamo e da cosa pensiamo. Gandhi, un giorno disse: “Se tutte le strade portano a Dio, che t’importa di quella che seguo io”.

Alcune piccole note.

  • Anche da una parte dei vangeli, che avevo scartato, si può trovare un qualcosa che merita di essere ricordato. Nel libro che ho composto: Diatessaron, Il romanzo del cristianesimo, nulla dei vangeli è stato tralasciato, anche ciò che all’inizio avevo messo da parte.
  • In un precedente articolo, avevo scritto che la presenza di Dio si può trovare anche in un sasso, o dove non ti aspetti che ci sia. Questo e ciò in cui io credo.
  • Più volte ricorro alla parola “spiritualità”. Chiarisco il mio pensiero: non è una forma di religione. E’ una filosofia per la ricerca dei perché della nostra esistenza. Si utilizzano tutte le conoscenze utili, compresi i libri di religione, per percorrere questa strada.
  • Un ricercatore spiritualista, è prima di tutto una persona che ha raggiunto un piccolo traguardo personale: la libertà di pensiero. E quando parlo di Gesù, se non lo descrivo come un Dio, o un maestro, non è per mancanza di rispetto, è perché lo considero un amico.

PS: Le analisi che propongo, sono scritte seguendo una linea prettamente spirituale. Nel succedersi dei commenti alcuni concetti si ripetono. I Vangeli sono come un albero: ha migliaia di rami e foglie, ma è sempre un albero.

Se ti ritieni soddisfatto dei miei commenti: PASSA PAROLA.  – info@mariogarretto.it

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