Domenica 15 novembre 2020 Matteo 25 – 14,30 (Luca 19-12,28) – Parabola dei Talenti –

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.

Quello che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.

Così anche il servo che ne aveva presi due, ne ricavò altri due.

Colui che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Chi aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.

Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.

Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Venuto infine chi aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli nel luogo in cui non hai sparso; per paura andai a nascondere il talento sotterra: ecco qui il tuo.

Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato, e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Commento. E’ chiaro che siamo nel mezzo di una metafora. Ogni parabola di Gesù ha anche il sapore di profezia: “Chi ha orecchi per intendere…”. (Mc 4-8,10 – Lc 8-4,15). E noi siamo liberi di interpretarle come meglio possiamo.

Oppure, anche come ci fa comodo. Ma, in questo caso sarebbe meglio occuparsi di altro che non sia legato al nostro futuro, e al perché della nostra esistenza.

Con la globalizzazione abbiamo anche dato vita a un sacco di fake news, come mescolare cose serie con quelle poco serie per non dire sciocchezze, scemenze, o falsità. E perché?

Le falsità che girano in rete danno profitti a chi le pubblica. E più sono mirabolanti più vengono cliccate. A ogni clic del mouse, qualche centesimo di profitto. Se fosse tutto lì beh, niente di preoccupante.

Purtroppo c’è chi ci crede. Molti dei negazionisti sono in questa categoria. Lo ripeto: dietro a queste notizie false, c’è chi lucra a danno di chi ci crede.

Il servo che ha ricevuto un talento mette in mostra, non solo la parte negazionista ma ancora peggio, il senso di mancata assunzione di responsabilità, che aggrava la sua posizione.

Il cristianesimo è partecipazione. Non supina, cieca. Dio non vuole dei replicanti o dei robot. Se avesse voluto questo, non gli costava nulla farseli come ha creato noi. E se avesse voluto degli adoratori, dei ruffiani, gli sarebbe bastato battere le mani.

Inoltre, la possibilità che da a ciascuno di noi di interpretare come vogliamo le sue parole ci rende liberi: indeterminati. La nostra partecipazione alla creazione deve essere volontaria e: senza cercare un profitto.

Ognuno di noi, se vuole, ascolta le sue parole e le mette in pratica. E’ una scelta personale. Non dobbiamo cercare compagni di viaggio, perché alla fine diventeranno dei complici. Il prossimo, avrà la possibilità di vedere ciò che facciamo.

Al massimo possiamo dare l’esempio: nessuno di noi è un maestro, e nessuno è Pastore del gregge del Signore. Solo Lui lo è, e chi ha orecchie per intendere, intenda.

All’inizio ho fatto riferimento al dualismo presente in tutte le parabole di Gesù. Sono due facce della stessa medaglia. La prima è la strada che ci consiglia Cristo per raggiungere lo scopo della nostra vita.

La seconda faccia: “E, il servo fannullone, gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”, ci dice, ecco la profezia, quale sarà il nostro destino se non lo faremo. Sapete quanto non mi piace questo taglio religioso.

Nessuno ci getterà fuori. Siamo noi che non vorremo entrare. Il rimorso lo impedisce. Non ci sarà imposto perché saremo i giudici di noi stessi (legge d’amore). Il nostro futuro dipenderà da quanto avremo imparato da questo.

Anche il pianeta cambierà per causa nostra. Non saremo soli. Non ci sarà un Dio a consolarci, ma il nostro prossimo in veste di angeli, amici, fratelli, conoscenti. Se la Legge d’Amore fosse diversa, guai a noi, ma non sarebbe amore.

I talenti. Dobbiamo fare la distinzione fra le capacità intellettive personali: pensiero, ragione, coscienza, e un’unità di misura di beni anche con valore monetario. Nell’interpretazione del nostro caso, fa riferimento alle capacità personali.

I talenti sono le capacità che abbiamo di assimilare le conoscenze, di comprenderle e la volontà che utilizziamo per trasformarle in esperienza. In quale misura li abbiamo non lo sappiamo. Solo mettendoci alla prova avremo indicazioni.

Inoltre non dipende solo dal fatto che a livello potenziale sono in noi. Li facciamo lavorare, li alleniamo, siamo capaci di imparare dalle esperienze? Siamo liberi? Oppure viviamo schiavi da dipendenze come alcol, droghe ecc.

Coltiviamo ideologie che imprigionano la nostra capacità di discernimento? Riusciamo a vedere le cose come sono fatte in realtà, o tutto è deformato dal nostro punto di vista corrotto da paure, gelosie, invidia, rancore?

Siamo in pace con noi stessi? La seconda parte dell’indicazione di Gesù, si riferisce proprio a ciò di cui sto parlando: “… Come te stesso”. Amare se stessi, per prima cosa, vuole dire che bisogna accettarsi così come si è.

Alcune tratti fisici non sono correggibili, su altri si può lavorare con un po’ di attività fisica e una sana alimentazione. La parte intellettuale è come un pozzo di cui non si vede il fondo. Con gli stimoli giusti si può mettere in moto.

In entrambi i casi necessita fare pace con se stessi, con il prossimo, e con Dio. Solo vedendo la realtà per quello che è, riusciremo a percorrere questa strada con profitto. La realtà, come la vita e la morte, rappresenta la verità nella sua essenza.

La Verità ci rende liberi, e apre la nostra mente all’infinito. Fino a scoprire che siamo in questo mondo per uno scopo. Quale? Ognuno di noi scoprirà la sua verità. Una sola è per tutti: siamo all’interno di una scuola di vita.

C’è una domanda alla quale nessuno e riuscito a dare una risposta chiara e convincente: “Il perché della vita”. Con la nostra capacità di comprensione, guidata dalla Verità, forse riusciremo a indagare nel mondo della spiritualità per cercare una possibile risposta a questa domanda.

Verremo giudicati per quello che abbiamo detto e fatto. Siamo figli di Dio e in tutti noi c’è lo spirito divino, ma molti non lo sanno perché si lasciano dominare dalla materia. Non fraintendete.

Nella nostra vita l’energia sessuale è la più potente che abbiamo nel corpo. Perché? Per garantire la continuità della specie! E’ un mezzo e non un fine. Se Dio avesse voluto dei giocattoli, poteva farli nascere sotto un cavolo.

Il cibo e le bevande inebrianti. Impariamo dalle cose semplici e che sono alla portata di tutti. Se bevi troppo ti ubriachi, e danneggi fegato, cervello, relazioni sociali, familiari e il portafoglio. Molto peggio succede se ti droghi.

Se sei un mangione cosa ti succede? Ingrassi a dismisura. Danneggi quasi tutti gli organi del corpo, ecc. Te ne accorgi veramente nel momento in cui provi poi a dimagrire. Puoi fare tentativi per tutta la vita per poi scoprire che te la sei rovinata.

Bastava un po’ di misura, o se vogliamo di equilibrio. E qui rientrano in campo i nostri talenti. Elementi che tutti abbiamo.

Per finire, è consigliabile dedicarsi allo sviluppo della propria intelligenza con tutti i mezzi possibili, per cercare di uscire da questa vita migliori di come ci siamo entrati. Lo dobbiamo a noi stessi, e a tutti quelli che ci hanno permesso di vivere.

Come avete modo di notare non mi sono addentrato nelle problematiche della politica o dell’economia. La mia visione della vita è che prima di dire agli altri che cosa fare, devo mettere in linea il mio pensiero con la realtà e la verità.

Gesù ci suggerisce il modo migliore: “Ama il prossimo tuo…”, ma poi ci lascia liberi di fare del nostro meglio. E di imparare da quello che facciamo. Purtroppo il potere avvelena la mente, l’economia corrompe, le ideologie t’imprigionano.

Ecco perché bisogna cercare di diventare equilibrati, liberi, e in pace. Ogni essere umano singolarmente è solo e soffre.

Quando si è in due, inizia il branco. Sempre che non siano in lotta per il dominio del territorio, della donna dell’altro, o dei suoi beni (leggi Caino e Abele, Jaweh e Mosè).

PS: Le analisi che propongo, sono scritte seguendo una linea prettamente spirituale. Nel succedersi dei commenti alcuni concetti si ripetono. I Vangeli sono come un albero: ha migliaia di ramificazioni, ma è sempre un albero.

Se ti ritieni soddisfatto dei miei commenti: PASSA PAROLA agli amici e nei vari social. – info@mariogarretto.it

Comincia la discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *