Domenica 26 luglio 2019 Matteo 13, 44-52 – Il Regno dei cieli è simile a un tesoro… –

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; ne trova di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?”.

Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e antiche”.

Commento. Matteo è legato alle profezie apocalittiche delle religioni, e tutte hanno un finale simile fra loro. I buoni in paradiso e i cattivi all’inferno: “Fra pianto e stridore di denti”. Alla faccia delle Legge d’Amore.

Il Vangelo di Matteo non solo fa una continua apologia della religione esistente, ma non si preoccupa se entra in contraddizione con la predicazione di Gesù. La legge d’Amore è tale se alla fine del viaggio si salvano tutti altrimenti che amore è. Per questo una vita sola non basta, ma non è questo il tema di oggi.

Siamo tutti figli di Dio nello Spirito che è in noi, e se Dio ha concepito questo percorso, vuole dire che ci arriveremo, alla fine, nonostante la durezza del nostro cuore. Come sarà il futuro che ci aspetta non lo possiamo sapere.

Mi dispiace criticare il Vangelo di Matteo così apertamente ma non si può più essere tolleranti fino al punto di continuare a fare finta di niente. Non tanto per me, ma per Gesù cui sono fatte dire queste cose. Il Dio di Gesù è Amore infinito, ma in Matteo, il Dio citato è Jaweh che come il solito è spietato e sanguinario.

Non voglio fare l’avvocato di Gesù, lui riesce a sbrigarsela da solo molto meglio di quanto possa fare io. E non desidero nemmeno giudicare anche se esprimo idee contrarie al sentire comune. Ciò che leggete lo faccio per me.

È il mio modo di leggere e studiare ciò che Gesù ci ha lasciato. Io sono alla ricerca del perché della vita. In questo percorso un aiuto sostanziale lo ricevo da alcuni brani dei Vangeli. Questi commenti che scrivo sono il mio archivio. Li scrivevo anche dieci, quindici, venti anni fa, ma in modo diverso.

I Vangeli sono come le medicine. Una minima parte (poche pagine) è composta dal Principio Attivo, le rimanenti sono il Quanto Basta. Un insieme di composizioni che hanno il compito di tenere assieme e veicolare il P.A. per aiutare il paziente a guarire. In questo caso, però, lo scriba citato ha fatto un gran casino.

Ora, il principio attivo non è in tutte le parabole. Alcune di loro sono come un Placebo, tanto per continuare a fare un parallelo con le medicine. Vi farò un esempio per spiegarmi meglio.

Nelle Beatitudini non c’è il principio attivo. E’ fuori in un’altra situazione: “Beati sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.(Mt 5–1,12 Lc 6-20,36). Le beatitudini sono come una medicina omeopatica. Principio attivo quasi nullo, belle parole, confezionate bene, poche speranze sul risultato finale.

Nella parabola dell’adultera il principio attivo c’è: “Nemmeno io ti condanno. Va, e vedi di non peccare più”. (Gv 8-1,11). Io intendo che il principio attivo sia la dove Lui ci esorta a fare qualcosa come pensare, meditare, e agire: “Meritocrazia”.

L’analisi di questo passo: “Per ogni scriba, divenuto discepolo del regno…” è più che altro per sciogliere un interrogativo. Infatti, non è sintonico con le parabole del Regno, anzi è in contraddizione dove dice “ estrae dal suo tesoro cose nuove e antiche”; mentre le parabole dicono che il tesoro è quello nuovo.  

Forse l’evangelista voleva giustificare la difficoltà che incontra lui personalmente con il nuovo? E’ abbastanza evidente che in Matteo troviamo molti ricorsi alle leggi antiche, per fare coincidere Gesù con le profezie e dimostrare che è Lui il Messia delle scritture.

Ma Gesù si dichiara “Figlio dell’Uomo” come specie, e non come figlio di un popolo. Poi dice di se che è Figlio di Dio e le Leggi del Regno che rivela sono le Leggi Divine e non quelle delle religioni. 

Al lettore attento, e non animato da pregiudizi, apparirà chiaro che il messaggio di Cristo non è teso a fondare una religione, ma a costituire la fratellanza fra i popoli, con leggi basate sulla fraternità, sull’amicizia, sulla collaborazione, per creare in terra un paradiso nel quale l’unica Legge e l’amore fra le persone.

La spiritualità contenuta nelle leggi del Regno chiama a raccolta i figli del Padre per unirli in un’etica, e in una morale, che discende dall’amore. Le religioni invece hanno, e fanno, una politica che divide l’umanità.

La via più breve per essere un discepolo delle Leggi del Regno è quella di rinunciare a tutto quello che si è creduto, farsi come fanciulli e sposare il nuovo con tutto se stessi com’è descritto in queste brevi parabole.

Ma c’è il problema di comprenderne l’essenza e di metterle in pratica. Il disegno divino per l’umanità si compie con l’evoluzione degli spiriti nella misericordia: “Tempo per apprendere e per comprendere; Per mettere in pratica; E poi il tempo per trasformarsi e diventare simili a Dio in assenza di giudizio”.

Ci sarà anche il periodo nel quale tutto si compie e verranno i giorni del giudizio? Se per giudizio s’intende un cambio di ambiente per completare l’evoluzione spirituale niente da dire.

Ma il giudizio apocalittico: “Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente… “ non va d’accordo con la legge d’amore. La legge d’amore prevede che per tutti ci sia la salvezza, alla fine.

Sarà l’evoluzione individuale che detterà i tempi evolutivi. Dio ha preparato gli ambienti all’inizio con la creazione degli universi. Noi determineremo quelli che ci accompagneranno fino alla fine. Inoltre, la legge d’Amore, farà si che chi si è redento non lasci solo chi è ancora nella sofferenza.

Ancora due brevi pensieri. Nel primo esempio: “… un uomo lo trova e lo nasconde… …vende tutti i suoi averi e compra quel campo… .”. Lo nasconde? Se ha trovato dell’oro, lo capisco, ma se il tesoro è la voce di Dio no. Un qualcosa di fisico, lo può usare per goderne la ricchezza o per metterlo a frutto.

In questa piccola parabola il tesoro è la voce di Dio, perché la nasconde? Non c’è valenza spirituale con questo comportamento. Nel momento stesso in cui si riconosce Dio, ci si converte, si diventa apostoli del regno, seminatori della parola, esempio di vita in ambito familiare e sociale.

Nell’ultimo atto dell’evoluzione spirituale si diventa un tutt’uno con la legge d’amore. C’è molta complessità in questo percorso che sarà assai lungo. D’altronde, se dobbiamo arrivare a comportarci come figli di Dio ne dobbiamo percorrere di strada considerando come siamo adesso.

Ricordiamo solo che tutte quelle azioni, che consideriamo atti d’amore, non sono un passaporto per il paradiso, che non esiste, ma sono solo atti che fanno tutti gli apprendisti all’inizio del loro apprendistato.

Poi, arriva il giorno in cui si comprende che l’amore non si può comandare. Che l’amore non si può, ne vendere e nemmeno acquistare. E che non è moneta di scambio nemmeno nel baratto.

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