Domenica 28 giugno 2020 Matteo 10, 37-42 – Chi ama il padre o la madre più di me… –

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; così anche chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; e chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chiunque avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Così sarà per chi accoglie voi perché accoglie me, e chi riceve me accoglie chi mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi ospita un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Commento. Per un cultore della spiritualità, che in fondo significa essere in cerca delle verità assolute, e non relative alla materia, qui ci si trova di fronte, direi finalmente, a una di quelle.

Matteo, e gli scribi che l’hanno tradotto, si sono (quasi) liberati dai vincoli della religione, e ci hanno messo di fronte a un passaggio che chiarisce il pensiero di Gesù.

Con il quasi, che ho messo tra parentesi, mi riferisco alla parola “ricompensa” che si legge nel finale della frase. E’ fuorviante nel discorso, e come cercare di prendere una scorciatoia in un vicolo cieco, inoltre ti riporta a terra bruscamente richiamando alla memoria la parabola dei servi inutili. (Lc 17-7,10)

L’amore di cui parla Gesù non è certo quello che intendiamo noi. Noi, esseri umani, quando parliamo di amore comprendiamo anche il sesso, gli adempimenti sociali, la morale corrente, le convenienze di genere, i figli. Fino a questo punto non c’è nulla di male, siamo fatti di materia.

Peccato che i sensi, spesso, dominano sulla ragione. Gesù ci parla di un Dio in spirito, di amore, di libertà, di giustizia. Tutti concetti che si riferiscono a un assoluto di perfezione, non viziati o corrotti da noi nel metterli in pratica nel momento in cui siamo chiamati dai sentimenti o dai sensi.

L’errore di base è quasi scontato perché è dovuto alla nostra ignoranza. Possiamo comunque dire che l’intelligenza non ci manca. Come umanità lo stiamo dimostrando in molti campi, dalla scienza alla tecnologia, alla medicina. L’ignoranza di cui parlo riguarda la convivenza fra noi, e con il pianeta che ci da la possibilità di vivere.

Gesù, ci chiede di tirare fuori da noi la parte spirituale. I Vangeli, e qui mi ripeto, sono un trattato di pedagogia. E questa piccola parabola ne è un esempio, direi chiaro e semplice. Lui ha cercato in tutti i modi di farci capire il perché delle cose, e di come si mettono in pratica.

Noi, veniamo in questo mondo non sapendo il perché della vita. Non conosciamo i nostri talenti, anche se sappiamo che li abbiamo. Nessuno di noi sa chi, o cosa è Dio, anche se ne parliamo tanto e spesso a sproposito.

La maggioranza dell’umanità si lascia guidare da forme organizzate come le religioni, i partiti politici, i mass media, per poi scoprire che loro stanno semplicemente, o spudoratamente, facendo i loro interessi.

Gesù, in questo desolante quadro, non è preso in seria considerazione, perché è un anti sistema, un sovversivo, un rivoluzionario. Ne parliamo ancora oggi perché lui è il motivo per cui è nata la religione cattolica, che poi ha ritenuto giusto dargli un piccolo spazio nel Libro e all’interno delle cattedrali.

Una bibbia di media grandezza, come volume, con anche l’apocalisse di Giovanni, ha circa duemila-duemila e cinquecento pagine. Tutti i Vangeli, note comprese, difficilmente passano le duecento e cinquanta pagine.

E pensare che il dio della bibbia non è certamente il Dio di Gesù. Infatti, i seguaci di quel dio l’hanno messo in croce.

Le cattedrali, hanno decine, centinaia di opere che ogni anno richiamano migliaia-milioni di turisti per vederle. Qua e la in fondo, o in un angolo, qualche croce o quadro della passione ma in misura che non turba la gioia di vedere quelle magnificenze. Credo che san Francesco avrebbe qualche cosa di dire in proposito.

Ritorniamo alla parabola. Il Dio di cui ci parla Gesù è un dio spirituale, semplificando poterei dire che rappresenta un: “Ideale di perfezione”. Ecco la chiave di volta. Per capire come vivere, necessita conoscere, o almeno avere un’idea del perché delle cose.

Anche l’Amore, la Libertà, la Giustizia di Gesù sono degli ideali di perfezione. Si potrebbe ipotizzare che siano delle utopie se non ci fosse stato spiegato come si mettono in pratica. I Vangeli hanno questa possibilità e per questo affermo che sono trattati di pedagogia. Una manifestazione dell’Amore di cui si parla.

Una ricetta semplice nel definirla teoreticamente ma quanto mai difficile da praticare, e la nostra storia come umanità lo dimostra. Sono solo due i principi da tenere presente: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo lo conosciamo tutti.

E lo possiamo rivoltare come un calzino: “Tu amerai il prossimo tuo come amerai te stesso”. “Se non ami il prossimo tuo, non amerai te stesso”. “Così anche se non ami te stesso, non riuscirai ad amare il prossimo tuo”. “E non conoscendo il prossimo tuo, non conoscerai nemmeno te stesso e viceversa”. Si potrebbe continuare ma mi fermo.

Il secondo principio si ricava da quanto sopra. Nella storia l’umanità ha dimostrato che il problema da superare è la convivenza con il prossimo. Indicazioni ci sono anche in Matteo 5-23,24: “… va prima a riconciliarti con il tuo fratello …”.

La costituzione delle nostre società non aiuta a livello globale a risolvere i problemi della convivenza fra noi e con il pianeta che ci alimenta. Per questo, e altri motivi, il Cristianesimo non può essere una religione. Ma può diventare per molti un modo di vivere in pace. Poi con il tempo si vedrà.

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