Domenica 14 luglio 2019 Luca 10–25,3

Il Samaritano 

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: “Maestro, quale via devo seguire per entrare nella vita eterna?”.

Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Tu che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e ama il tuo prossimo come te stesso”.

Gli disse: “Tu hai risposto bene; fa’ come hai detto e vivrai”. Quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “Ma chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo andava da Gerusalemme a Gerico per sbrigare certi affari. Cadde nelle mani dei briganti. Lo assalirono, lo percossero, e gli portarono via tutto quello che possedeva. Poi se ne andarono lasciandolo a terra mezzo morto.

Un sacerdote passava per quella e, quando vide l’uomo ferito, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e proseguì il suo cammino. Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si avvicinò, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo darò al mio ritorno”.

“Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di chi è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Il Samaritano perché ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va, e anche tu fa’ lo stesso”.

Commento. “Chi è il mio prossimo”, chiede il dottore della legge a Gesù. Una domanda assai strana, a prima vista, se si pensa che sia un dottore della legge a farla.

Questo dottore della legge, forse, iniziava ad avere dei dubbi sui precetti della sua religione perché iniziava a ragionare con la sua testa sollecitato da Cristo?

Così facendo vedeva l’evidente contraddizione nella quale cadeva il suo credo nell’applicazione pratica.

Sarà arrivato alla conclusione che tutta l’umanità è figlia di Dio e quindi il suo prossimo sono tutte le donne e gli uomini indistintamente. Non ci sono Ebrei, Samaritani, Romani, ma l’umanità in generale: “Il prossimo”.

Nelle religioni non è divulgato un giusto concetto di Dio e di conseguenza sono errate molte interpretazioni spirituali. Faccio due esempi, ma non voglio, come si dice, girare il coltello nella piaga.

Nel vecchio testamento c’è scritto che Dio distrusse sette popoli per permettere agli ebrei di avere la loro terra promessa. Cristo ci ha lasciato un comandamento: “Amatevi gli uni e gli altri come Io ho amato voi”.

La chiesa cattolica ha promosso diverse crociate. Un papa, con il suo esercito, ha fatto delle guerre. Abbiamo avuto quasi mille anni d’inquisizione. Possiamo dire che i religiosi di queste due religioni hanno seguito gli insegnamenti del Libro?

Oppure che abbiano interpretato correttamente le scritture? Che esempio danno  della loro fede? I popoli a loro affidati sono sulla giusta strada? Evidentemente no!

Nelle mie analisi ho sempre cercato di non fare accostamenti con la politica. In questo caso è inevitabile chiamarla in causa. Il problema del prossimo l’hanno tutti gli stati nazionali. Lo avevano anticamente le città stato. I paesi si portano ancora oggi ripicche campanilistiche, rivalse rancorose nei confronti dei paesi vicini.

Nella storia dell’umanità, non si è mai verificata una migrazione di massa imponente come quella cui assistiamo oggi. Grandi esodi ci sono stati, ma tutti per motivi contingenti: acqua, cibo, freddo, guerre, ecc.

Che i popoli di un intero pianeta, si spostino in massa, spinti anche da altre motivazioni oltre a quelle citate, sono una novità dei nostri tempi. Oggi ce ne accorgiamo perché sono tantissimi i nuovi viaggiatori in cerca di un posto migliore a quello in cui vivono.

Il problema che gli stati con economie avanzate, si trovano ad affrontare, è che la massa di persone in movimento è enorme. La parabola del Samaritano ci parla di una sola persona da soccorrere. Ci aiuta a individuare chi è il nostro prossimo e ci suggerisce un metodo di comportamento.

La difficoltà inizia quando la massa consistente di persone, che bussa alla tua porta, è tale da mettere in difficoltà l’accoglienza, per mancanza di strutture adeguate, e per l’elevato problema economico che rappresentano.

Anzi, la maggioranza non bussa, pretende di entrare anche se non invitata. Devo dedurre che la parabola del samaritano non ci offre la soluzione che cerchiamo, ma serve solo a indicare chi è il nostro prossimo. Che non è cosa da poco.

Il nostro prossimo non è un Italiano, un Tedesco, un Egiziano, un Americano. Come non è un cattolico, un ebreo, un islamico o un buddista. E’ una persona: un altro essere umano (femmina e maschio).

E’ questo che dobbiamo avere nel cervello come idea del prossimo. Poi agire di conseguenza, che non vuole dire necessariamente: tutti dentro. Vuole dire che si devono cercare le soluzioni per l’accoglienza. Anche facendo accordi con altri stati.

Abbiamo organismi come L’Onu al quale dovremmo affidare altre missioni in nome di tutta l’umanità. Quella dei migranti potrebbe essere una. Un’altra missione: organizzare la pulizia dei mari dalle plastiche e dai rifiuti a spese della collettività.

Individuare le necessità dei singoli paesi. Organizzare un piano Marshall, con il supporto di tutti gli stati del mondo, per finanziare gli interventi da eseguire: “A casa loro”. Come costruire strade, ferrovie, centrali elettriche, scavare pozzi, ecc.

Promuovere l’insegnamento di una lingua comune, che non si porti appresso la puzza colonialista che ha l’inglese ma che sia neutra. Una lingua come l’Esperanto, inventata da un uomo, e che metta tutta l’umanità alla pari. Tutti dobbiamo fare la stessa fatica per apprenderla. Se non lo faremo, non sapremo mai chi è il prossimo.

La parabola del Buon Samaritano rende evidente un grosso errore fatto da tutta l’umanità. Gli Stati Nazionali non sono amici della solidarietà. Le Religioni non sono amiche della fraternità. La politica ha amici solo nella convenienza.

Tutti i politici del mondo si sono trovati impreparati, quando sono stati chiamati a risolvere il problema dei migranti. Le religioni si sono mostrate reticenti. Perché è più facile dire agli altri quello che devono fare rimanendo fuori dalla mischia.

Ai politici mi sento di dire questo: è più faticoso cercare soluzioni, soprattutto quando non si sa che pesci pigliare, ma fate questa fatica. Siete lautamente pagati.

Rinunciate a qualche passaggio nelle televisioni, o a qualche intervista. Dio vi vede anche quando dormite. E se non credete in Dio, sappiate, che noi, vi guardiamo.

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