Domenica 9 giugno 2019 Giovanni 14 – 15,16.23,26

Se dunque mi amate, osservate i miei comandamenti. Io pregherò il Padre, e Lui vi darà un altro Paraclito, un Consolatore che vi assista, vi consigli, e che rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio che è nei Cieli lo amerà. Noi verremo a lui e non lo lasceremo mai solo. Chi non mi ama, non osserva le mie parole. La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Commento.

In Giovanni troviamo alcune parabole interamente scritte solo da lui e non accennate dagli altri apostoli. Un fatto curioso. Gesù sta parlando agli apostoli. Forse non hanno sentito, o peggio, non hanno ascoltato.

Personalmente non ho elementi per aggiungere altro. Nei miei scritti ci sono cose che fanno riferimento alla storia dei Vangeli. Il problema del tramando orale. La difficoltà delle loro traduzioni. Non aggiungo altro.

Gesù, nel brano di questa domenica, sta parlando agli apostoli. Pietro e Paolo sono i fondatori della Chiesa. O non hanno ricevuto lo Spirito Santo per poi trasmettercelo o lo stanno ancora aspettando.

No! Questo non è possibile. Forse, con le loro azioni l’hanno chiuso fuori dalla porta della chiesa. Lo Spirito Santo sarebbe stato senz’altro un moralista fastidioso nella chiesa di allora, figuriamoci in quella di oggi, ed era meglio che non scendesse.

Mosè insegna: ognuno di noi può fare da se qualcosa di divino! E se si vuole, istruiti dal libro, e più realisti del Re, meglio di Dio. Inoltre Dio non costruisce cattedrali, templi, non fa opere d’arte come Michelangelo, Leonardo ecc. Quelle si che sono cose “divine”.

E poi, parlando da religioso fedele una domanda viene spontanea: “Ma questo Dio delle religioni, esiste veramente?” Oddio, mi sono cacciato in un campo minato. Come faccio a uscirne.

Io in Dio ci credo, ma nel Dio delle religioni mica tanto. Quello lì ha fatto direttamente e indirettamente, attraverso i profeti, e agli uomini di “fede”, come gli appartenenti all’Ufficio della “Santa Inquisizione”, promesse a non finire: “Bagni di sangue, massacri, conquiste, dittature”.

Minacce di tutti i generi: “attuate dagli uomini”. Queste si che si sono avverate! Ma Lui, il Dio delle Religioni, non ha fatto nulla di divino da parte sua. Salvo che non si consideri, le guerre, alle quali ha partecipato in prima persona, sterminando eserciti e popoli: “Guerre Sante”.

Oppure, che l’uccisione di quarantacinque sacerdoti, non invitati, fulminati davanti alla Tenda di Convegno, dove era custodita l’Arca dell’Alleanza, un miracolo divino. Come si sono permessi di chiedere udienza questi sacerdoti senza essere prima annunciati?

E allora, questo Spirito Santo dov’è? O è tenuto prigioniero, segregato in qualche Basilica come quella di Apollinare, oppure non è mai partito. La basilica di Apollinare è la più adatta a tenere prigioniero lo Spirito Santo con le sue strane storie di accoglienza.

Anche perché, se lo Spirito Santo scappasse, chissà cosa potrebbe andare a dire a quei pettegoli dei media, o potrebbe fare di peggio. Potrebbe dire alla chiesa che non ha capito nulla di Gesù.

Non che io possa dire di aver capito tutto o quasi, ma una cosa penso di averla capita: “Gesù non voleva fondare una religione”, e Giovanni aveva fortemente contestato sia Pietro sia Paolo.

Giovanni, a mio parere, aveva capito chi era Gesù. Vediamo due episodi in cui dubito fortemente della presenza dello Spirito Santo.

Primo caso

Nel 1981 è messo a capo dell’ufficio della Congregazione per la dottrina della fede, così si chiama oggi, ma prima era l’ufficio della “Santa Inquisizione”, il cardinale Joseph R.

Ho una domanda da porre alla quale non mi serve la risposta se è improntata a vaghe e confuse accuse come quelle esposte nella lettera, o editto, stampate nell’ultima pagina dei libri scritti dal gesuita Antony De Mello.

Questo documento riporta una netta presa di distanza della chiesa cattolica, dal contenuto dei libri di De Mello, ritenuto, in alcuni passaggi, fuorviante per la dottrina cattolica, così firmata: Roma 24 giugno 1998 Joseph Card. R. – Prefetto – Tarcisio B. – Segretario.

Questa è la domanda: Perché? De Mello, a mio parere, era un Cristiano convinto. Non sarà forse perché era poco cattolico?

Secondo caso.

Parma, 18 maggio 1988. Carissimo p. Aldo B., nella riunione odierna del Definitorio Provinciale, dopo aver anche sentito le tue spiegazioni e precisazioni abbiamo preso in attenta considerazione il problema dell’articolo-intervista apparso alle pp. 12-14 del [ …………… .. …………………………].

Dopo quest’ultima uscita dell’articolo perciò, il sottoscritto, sentito il parere del Definitorio Provinciale, ritiene opportuno intervenire per i motivi già a voce espressi al fine di impedire ulteriore confusione e scandalo nei fedeli.

[…………………………………………] pertanto, ti comunico che fino a nuovo ordine ho imposto che il tuo Superiore locale non ti conceda più di celebrare la S. Messa d’orario nei giorni festivi, affinché tu non abbia l’occasione di parlare ai fedeli nella nostra chiesa di R. E.…………………………

T’invito anche ad astenerti da prese di posizione pubbliche su problemi teologici e di fede e, in ogni caso, se qualche eccezione dovrà esserne fatta, a discuterne prima il testo con il p. Paolo G. al fine di evitare altri spiacevoli malintesi [.……………]

Fraternamente ti saluto. Padre Oriano G., Ministro Provinciale.

“Questa vicenda è durata undici anni, poi le scuse e la revoca del provvedimento”.

Anche qui una domanda: Perché? Forse perché padre Aldo B. era più un Cristiano fervente e Francescano convinto che cattolico? Non affannatevi a darmi risposta. Personalmente non m’interessa la Vostra “santa” opinione. 

2° Commento. Un cristiano difficilmente ha vita facile in questa società perché i valori nei quali crede sono differenti da quelli di molti altri, soprattutto con quelli che detengono qualche forma di potere teologico o politico.

La differenza si evidenzia in modo drammatico quando il cristianesimo si confronta con le religioni. E non è incentrato il tutto sul credere in Dio o no, ma su come si vive, su come s’interpretano i rapporti fra gli uomini, quelli sul lavoro, con la donna, la famiglia, e infine con Dio.

Nella nostra società molti “valori” sono considerati inutili fardelli. La morale, che scaturisce dalla corretta interpretazione dei mezzi e dei fini, è caduta al livello di uno scadente moralismo gridato in televisione.