Domenica 2 giugno 2019 Luca 24 – 46,53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Così sta scritto nel libro dei profeti. Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli, la conversione, e il perdono dei peccati. Di questo voi siete testimoni.

Io mando su di voi chi il Padre mio ha promesso. Voi restate uniti, finché non sarete rivestiti di potenza dall’alto”. Poi li condusse a Betania, alzate le mani, li benedisse.

Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui. I discepoli ritornarono a Gerusalemme con animo lieto. Si radunavano nel tempio e lodavano Dio.

Commento. Nella mia ricerca, volta a scoprire la divinità di Gesù, avevo per principio escluso tutti i miracoli, compresa la resurrezione. Mi dissi, che se c’è divinità in Gesù, si può scoprire anche dove non ci sono eventi miracolosi.

Una scelta coraggiosa? Leggendo questo passo dei Vangeli direi che è stata una scelta opportuna. Dopo tanti anni posso affermare che la fusione dei Vangeli, da parte mia, è stata una felice intuizione.

Matteo non ne fa assolutamente cenno dell’ascesa al cielo di Gesù. Eppure, si dichiara, che il Vangelo di Matteo sia quello dell’apostolo. Si dice, anche, che il vangelo di Matteo, l’originale, sia nel museo di Ankara, in Turchia, e che non sia mai stato tradotto. Mistero.

Marco liquida l’ascesa al cielo di Gesù in una scarna riga. E’ tipico di Marco essere molto sintetico ma in questo caso direi che lo è stato troppo. Dopo cinquant’anni di letture e studi sui Vangeli mi sento di dire che il finale è stato scritto a tavolino.

Marco, discepolo di Pietro, poteva dire di più, o nulla. Pietro non era presente? Oppure se n’è dimenticato? Un evento simile non si dimentica mai. E non si riporta con un accenno di dieci parole al massimo.

Luca, assecondando il suo stile, raddoppia, e ne parla in due scarse righe. Ma mentre in Marco si afferma che Gesù “Fu assunto in cielo”, in Luca sta scritto che “Fu portato in cielo”. Forse volevano dire la stessa cosa.

In Giovanni non se ne parla in nessuna riga. Nemmeno un indizio. Di Giovanni sappiamo che egli non fa sconti a nessuno. Direi che è l’unico ad aver capito il senso della missione di Gesù. E ha capito che le Religioni, come istituzione, non sono un bene per l’umanità.

Prima di aggiungere altre parole vorrei riportare due citazioni, una sulle religioni e una sull’intelligenza umana, da mettere come cappello al passo del Vangelo della settimana.

“Le religioni si differenziano, fra loro, secondo la società che le ha create. Per questo le religioni in definitiva sono delle invenzioni di uomini. I nutrimenti, l’ambiente, i desideri, le speranze, determinano in buona misura il modello di divinità in cui credere”.

“L’uomo, non è in grado di riconoscere l’intelligenza come tale se è di un livello o di un sub livello diverso. Egli concepisce come intelligenza solo ciò che si muove con comportamenti simili ai suoi.

L’uomo riconosce l’intelligenza che si esprime con un’etica o una morale simile alla sua e non è in grado di comprenderne una diversa.

Le decisioni di un’intelligenza diversa, sono per lui spesso incomprensibili, non riconoscono la logica dei suoi parametri perché è di là dalle sue capacità di elaborazione”. (da Diatessaron – Il romanzo del Cristianesimo)

Per coloro che mi leggono, faccio ricorso a un brano già scritto in precedenza, che parla della resurrezione di Gesù.

Luca è convinto, e cerca di convincere anche noi, che il Gesù resuscitato sia quello di prima. Nel fare questo entra in contraddizione con quanto lui stesso scrive, ma non solo.

Oggi direi che è in contraddizione anche con la logica e la ragione. I discepoli non riconoscono Gesù. Se fosse stato quello di prima, lo avrebbero riconosciuto. Tommaso lo identifica solo dalle ferite sul corpo.

Luca, ancora una volta, si sforza di far combaciare il Messia delle scritture con Gesù. Un atto di fede religiosa che non tiene in nessun conto che il Dio del Vecchio Testamento non è lo stesso Dio di Gesù.

Gesù ha tentato in tutti modi di far capire che Dio, è un Dio universale, il Dio di tutti, e che noi siamo “tutti” suoi figli, anche se non siamo all’interno del sistema creato dalla religione.

Ha cercato di far capire ai discepoli, e a noi, che non servono infinite preghiere. Sono i fatti a qualificarci.

Le preghiere dell’uomo religioso sono richieste di grazie, spesso egoistiche, e se Dio le esaudisse, sarebbero ingiustizie divine, che entrano in contraddizione con la Sua creazione e con se stesso.

Diciamo come stanno le cose: Gesù non è stato capito allora dalla stragrande maggioranza dell’umanità e non è capito nemmeno oggi.

Ognuno di noi faccia il suo esame di coscienza. A livello sensoriale s’intuisce che Cristo è diverso da noi, e che dice cose giuste. Dal lato intellettuale iniziano le difficoltà. Se poi lo facciamo a livello materiale, ci aspetta un’impresa.

La difficoltà maggiore è che inizia lo scontro fra la ragione e i desideri. Se la ragione riconosce cose giuste, va da se che si dovrebbero mettere in pratica, ma i desideri entrano in campo e ingaggiano battaglia.

Sull’etica e sulla morale possiamo discutere fra noi quanto vogliamo se mai cercassimo un punto di accordo. Ad ogni modo, siamo in grado di affermare che non siamo ancora sufficientemente maturi per comprendere pienamente la Legge di Amore e metterla in pratica.

E’ un percorso che ognuno di noi deve fare individualmente e affidarsi a un unico maestro: Cristo. Va bene parlarne, discutere, ricercare anche il pelo nell’uovo, ma poi, sarà fondamentale la pratica: “Beato chi ascolta la mia parola e la mette in pratica”.

Gesù non è il messia del Vecchio Testamento.

Non c’è quella continuità ostentata da Luca, e Gesù non è venuto per completarlo. Gesù è venuto per metterci sulla giusta strada. E la dimostrazione di quello che affermo è che il suo messaggio è valido anche oggi perché universale, divino.

La religione cattolica è caduta nell’errore di tutte le religioni. La sua storia lo testimonia. Nella spiritualità, così si afferma, in sintesi, sul percorso dell’umanità credente che desidera diventare simile a Dio: “Dio non va adorato, ma imitato.”

Il commento al brano di questa domenica, da parte mia, non vuole essere una continua polemica, ma una precisa consapevolezza della natura di Gesù e del suo messaggio.

Fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio”. Il dibattito della resurrezione nei circoli teologici, filosofici, culturali rimane aperto e non risolto. Non risolto perché spesso è un dialogo fra sordi.

Molti confondono la verità presente nel testo con delle credenze nate dalla superstizione o con quello che vorrebbero che fosse. Spesso la verità è più semplice di quello che ci si aspetta.

Gesù, quando è stato assunto in cielo, era uno spirito o è stato assunto con il corpo? Questa è il quesito, ma prima di dire la mia rivolgo a tutti due domande: Dio è spirito oppure ha un corpo fisico. Dio risiede in un luogo, cioè in qualche parte dell’universo, o in una dimensione spirituale?

La risposta alla prima domanda a questo punto diventa logica: il Cristo risorto era una manifestazione spirituale! Lo testimonia anche il fatto che, dopo la resurrezione, lui dava l’occasione perchè lo riconoscessero.

Nessuno, a prima vista lo riconosceva. Nemmeno Maria Maddalena. Una chiara testimonianza viene del suo incontro con Lui al sepolcro. Se Gesù fosse risorto dalla morte con il corpo sarebbe stato uguale a quello di prima, cosa invece che non era. In cosa era diverso non c’è dato di saperlo.

Lo spirito è quello che vivifica il corpo, la carne non giova a nulla e non ha la vita in se. Le parole che vi ho detto sono spirito e sono vita. Fra voi ci sono alcuni che non credono alle mie parole. Se non credete alle mie parole, le opere che ho fatto sono a testimonianza di chi io sia”.

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