Domenica 12 maggio 2019 Giovanni 10 – 27,1

In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Commento. Questo scorcio di parabola, si presenta in buona misura semplice all’interpretazione spirituale. Le pecore, cioè l’umanità tutta, è del Padre, di cui è figlia, e il Padre le ha date a Cristo perché le guidi, e le protegga. Punto.

Che dire di altro? Non fosse perché il discorso sul buon pastore è molto più ampio si potrebbe chiudere qui il commento. Quando leggete in alcuni passaggi dei miei scritti che Gesù non voleva fondare una religione, ricordatevi delle parole di Cristo sul buon pastore.

Inoltre, se credete che Gesù sia un degno Figlio di Dio, ricordate anche che Lui ha parlato di vita eterna, in altra forma, non quella materiale, ma quella spirituale. Se siete bravi a fare due più due cimentatevi nell’associare brani dei Vangeli fra di loro.

Parentesi: ecco il senso per cui ho fatto la fusione integrale dei Vangeli fra di loro e li ho racchiusi nel libro Diatessaron. Non è stato l’unico motivo. Ve ne sono di altri. Solo che alcuni di questi “altri” hanno delle controindicazioni.

Non è il luogo per fare polemiche personali. La parabola del buon pastore inizia con: “Guai a voi, Scribi e Farisei…[..] e termina con l’apparizione sul Lago di Tiberiade con: “Pietro, mi ami tu”, e con altri passaggi intermedi come questo.

Altro passaggio intermedio sta nell’affermazione, sempre di Gesù: “Quelli che sono venuti prima di me sono ladri e briganti”. Le religioni, e i religiosi, e più in generale, chiunque prima di Cristo si autoproclamasse profeta, figlio di Dio, inviato del Signore, era un ladro e un brigante. E quelli che sono venuti dopo?

Cristo non poteva giudicarli prima che avessero dimostrato con i fatti chi erano, cosa volevano fare, e come lo avrebbero fatto. Ma aveva la possibilità di metterli in guardia. La polemica con Pietro, Paolo, e le varie Chiese, sfocia in Giovanni con l’apparizione sul lago di Tiberiade.

Giovanni ha scritto il suo Vangelo come fosse un sommario. Un libro che riportasse meglio possibile il senso della predicazione di Cristo. Non ha certo voluto redigere un racconto a base storica, e nemmeno raccontarci una favola.

E’ una precisa contestazione di un modello di istituzione religiosa. Che esiste in tutte le religioni, Dio e i suoi profeti, vengono utilizzati, strumentalizzati, santificati, per la grandiosità delle chiese. Sempre più sfarzose, sempre più alte.

Nel mondo di allora, le religioni erano diffuse presso tutti i popoli del mondo. La potente casta sacerdotale Egiziana. Il Dio guerriero di Israele. Le divinità degli Accadi, dei Babilonesi, dei Sumeri. Il Pantheon delle divinità in Grecia, nell’Impero Romano, in India, in Cina, nelle Americhe. Quasi tutte in guerra fra di loro e con noi.

Attualmente nel mondo ci sono circa duecentotrenta religioni organizzate alle quali si devono sommare sette e quant’altro si ispiri al sacro e al profano. Solo nella religione cattolica si contano decine, e decine, di ramificazioni.

Le Leggi del Regno non sono comandi ma precetti per arrivare alla purezza di spirito: “All’Amore non si può comandare”, diceva Immanuel Kant. Il secondo punto è dove Cristo dice: “Io sono il buon pastore”.

Questo è un monito rivolto alle religioni e ai religiosi che viene definitivamente chiarito nel dialogo con Pietro alla fine del Vangelo di Giovanni.

Solo Dio è il pastore dell’umanità, solo Dio è il maestro dell’umanità, e Dio è Amore infinito. Il buon pastore è colui che contribuisce alla costruzione del Regno dei Cieli “senza profitto”. Non è colui che fa le cose per andarci. Le religioni hanno dato la dimostrazione di come sia facile uccidere in nome di Dio.

Ma se Dio è Amore infinito, è Misericordia infinita, di quale Dio ci parlano le religioni? “Molte opere buone ho fatto davanti a voi, da parte del Padre mio: Per quale di esse mi volete lapidare?” Non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire. Non c’è nessuno più ottuso di chi non vuol capire.

L’eterna battaglia di Cristo con i religiosi continua pagina dopo pagina, parabola dopo parabola nel Vangelo di Giovanni. Noi che dal di fuori leggiamo, e cerchiamo di capire, ci chiediamo: perché quelli non riescono a capire?

Osservando con attenzione vediamo che la storia nelle religioni si ripete. Le religioni chiedono agli uomini di adorare Dio, ma poi le chiese, i templi, le sinagoghe, crescono su se stesse. Per guidarle e amministrarle non serve una religione, ma politica ed economia.

Possiamo chiedere loro in quale Dio credono? Ipotizzo che se Cristo ritornasse su questa terra, nei nostri giorni, verrebbe di nuovo crocefisso. Perché lo considererebbero un pericolo per l’istituzione, un rivoluzionario, un sovversivo.

 Ho una domanda da fare a tutte le religioni: nella vostra storia avete mai avuto uno come Lui? Chi fra i vostri profeti ha fatto o detto cose come Lui? La fede nelle vostre religioni ha mai prodotto esseri di questo genere?

La religione Cattolica non è esentata dal rispondere a questa domanda. La Bibbia è indicata come: “Vecchio Testamento”. I Vangeli: “Nuovo Testamento”. Quindi, a ragion di logica, la religione Cattolica va annoverata nel Vecchio Testamento in quanto è una fotocopia delle religioni di cui Cristo parlava.

Se avesse voluto, Gesù, avrebbe potuto evitare la croce. Pilato gli aveva offerto una scappatoia. Prima di lasciarci disse: “Amatevi gli uni e gli altri, come Io ho amato voi”. Doveva passare per quel calvario se voleva essere coerente con il suo comandamento. Ecco cosa significa l’affermazione: “Senza profitto”.

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