Domenica 14 aprile 2019 Luca 23,1-49

Nota: La passione di Gesù, secondo Luca, ci è stata presentata in una forma breve. Devo aggiungere, giustamente, perché la forma estesa non sarebbe stata proponibile per la sua lunghezza.

Tutti e quattro gli evangelisti canonici hanno riportato, a modo loro, gli avvenimenti. Se poi si legge dal libro che ho scritto: Diatessaron – Il romanzo del Cristianesimo, la fusione integrale dei Vangeli, ha dilatato il testo moltiplicandone a dismisura le pagine.

Il vantaggio ottenuto e l’eliminazione delle contraddizioni presente nei testi alle quali bisogna aggiungere errori di traduzione. I Vangeli originali erano scritti in Aramaico, in Ebraico antico, in Greco antico. Tradotti in Latino, e poi finalmente nelle lingue moderne.

Tutti questi passaggi non sono stati immuni da errori di traduzione, d’incomprensione dei contenuti, di manipolazioni, anche fatte a: “Fin di bene”.

Vangelo della Passione di Cristo.

In quel tempo, tutta l’assemblea del Sinedrio si alzò, condusse con grande trambusto Gesù da Pilato. Era già l’alba. Nessuno della corte del Tempio, voleva entrare nel Pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua.

Pilato allora, uscì nel cortile del Pretorio e chiese ai capi della delegazione del Tempio: “Di che cosa è accusato quest’uomo?”.

Ma essi insistevano dicendo: “Quest’uomo è un sobillatore. Incita la nostra gente a non pagare i tributi a Cesare. Solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver iniziato dalla Galilea, fino a qui. Inoltre afferma di essere un Re: Cristo re”.

Pilato allora, lo interrogò: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Queste cose che dici le dici da te stesso, oppure altri te le hanno dette sul conto mio?”. Pilato, rivolgendosi ai sacerdoti, e alla folla, parlò e disse: “Io non vedo nessuna colpa in lui”.

Pilato, domandò se quell’uomo era della Galilea. Avutene conferma, e che quindi stava sotto l’autorità di Erode, lo inviò da lui. In quei giorni si trovava a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode, si rallegrò molto.

Da molto tempo, infatti, desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande ma Gesù non rispondeva a nessuna di esse.

All’interrogatorio erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, che continuavano ad accusarlo con accanimento.

Erode, vedendo che non approdava a nulla, prese a schernirlo, seguito dai soldati. Gli misero addosso una splendida veste bianca e lo rimandarono da Pilato. Prima di allora Erode e Pilato erano nemici. Da quel giorno i loro rapporti cambiarono: diventarono amici.

Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: “Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. L’ho esaminato davanti a voi. Non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate. Nemmeno Erode ne ha trovate. Per questo l’ha rimandato. Non vedo in quello che ha fatto qualcosa che meriti la morte. Dopo averlo punito, io, lo rimetterò in libertà”.

I sacerdoti e il popolo inveivano contro di lui e a gran voce gridavano: “Rimetti in libertà Barabba! Condanna costui”. Barabba era stato messo in prigione perché in una rivolta scoppiata in città, uccise un uomo. Pilato, parlò di nuovo. Voleva rimettere in libertà Gesù, ma aveva paura di una rivolta popolare.

La folla continuava a urlare: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!”. Per la terza volta disse: “Che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Io lo punirò e lo rimetterò in libertà”. Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che fosse crocifisso, e le loro grida crescevano.

Pilato, allora decise di esaudire la loro richiesta. Barabba fu liberato nonostante fosse condannato per rivolta e omicidio, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo conducevano via, fermarono Simone di Cirene, che tornava dai campi, e lo obbligarono a portare la croce, perché Gesù, esausto, e provato dalle percosse, non riusciva a trascinarla.

Una grande moltitudine di popolo e di donne li seguiva sulla via. Altre, ai lati della strada, si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Gesù, si fermò, le guardò, e disse loro: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma per voi stesse e per i vostri figli. Verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili, i grembi che non hanno generato, e i seni che non hanno allattato. Allora inizieranno a dire ai monti: Cadete su di noi! Alle colline: Copriteci! Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?”. 

Insieme con lui erano condotti a morte anche altri due malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi, usanza voleva, che i soldati si dividessero le sue vesti. Tirarono a sorte.

Il popolo, in silenzio, stava a vedere. I capi invece lo deridevano dicendo: “Salvati. Hai salvato altri! Se tu sei l’Eletto, il Cristo. Salva te stesso”. Anche i soldati lo deridevano. Gli si accostavano per porgergli una spugna imbevuta nell’aceto fissata sulla punta di una lancia dicendo: “Se sei il re dei Giudei, salva te stesso. Scendi dalla croce”.

Pilato, stilò anche un’iscrizione che fece mettere sulla croce con scritto: J.N.R.I – Jesus Nazarenus Rex Judeoro – Gesù Nazareno Re dei Giudei. I Sommi Sacerdoti, i Giudei contestavano quella scritta. Rivolgendosi a Pilato gli dissero: “Non devi scrivere: Re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”. Rispose Pilato: “Quello che ho scritto, ho scritto, e rimane”.

Uno dei condannati appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla sua stessa pena? Noi, riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E poi, mestamente, aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando salirai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico che oggi sarai con me in paradiso”.

Gesù, disse a gran voce: “Padre, tutto è compiuto. Nelle tue mani rimetto il mio spirito”. Detto questo, spirò. Era giunto mezzogiorno. Su tutta la terra si fece buio fino alle tre del pomeriggio. Il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà.

Prima di iniziare una piccola nota: in alcuni brani ho fatto piccole aggiunte tratte da altri Vangeli, non solo per completezza dell’informazione storica ma per dare compiutezza, secondo la mia opinione, ad alcuni passaggi che ritengo spiritualmente rilevanti.

Commento.Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Gesù è condannato da Pilato alla crocefissione su istigazione delle classi sacerdotali. Lui, Pilato, non voleva essere coinvolto in dispute religiose e fra i motivi, probabilmente, uno era per onestà intellettuale.

Cosa ne poteva mai sapere lui della religione ebraica, forse ne aveva un’infarinatura di massima e basta. Nell’Impero Romano la religione di stato era un’altra.

Gesù dice una frase tremenda sulla croce, se da un lato chiede al Padre di perdonarli dall’altro dice che la motivazione è che in quanto allo spirito e alle leggi divine questi signori sono ignoranti (cioè non sono a conoscenza) perché non sanno quello che fanno.

E pensare che fra loro, come anche oggi si può vedere, ci sono fior di studiosi. Ci sono religiosi che conoscono a memoria tutti i libri e li sanno spiegare. Non sanno quello che fanno? Perché?

Perché prendono decisioni riguardo a Dio e alle sue leggi, senza conoscere Dio e le sue leggi. Con la presunzione di possedere la verità o di essere nella verità. Il dottore della legge interrogato da Gesù disse: “Ama Dio con tutto il tuo cuore e il tuo prossimo come te stesso”.

Ma Gesù non è il prossimo in questo caso? Dio non dice mai di uccidere chi non la pensa come te. Non dice di uccidere chi non ti ascolta nella tua verità, e non ti dice di uccidere chi contesta la tua verità. Dice di non uccidere e basta.

Cristo dice di mostrare al prossimo la strada del Regno con le opere che si compiono, e la vita che si conduce. Gesù, il Cristo, è in linea con il dettato divino che predica, non i sacerdoti che vogliono imporre la loro volontà adducendo che Dio lo comanda.

Il Regno di Dio è il luogo dove la Verità s’incontra con la Libertà.

Le parabole sono delle similitudini che rappresentano degli ipotetici spaccati di vita. I personaggi protagonisti, sono quella parte di umanità che si trova nelle situazioni descritte. Così l’adultera rappresenta tutti gli adulteri. Il ladrone rappresenta tutti i ladri. I sacerdoti rappresentano tutti i religiosi.

Poi dobbiamo allargare il discorso alla spiritualità, per portarlo verso l’assoluto. Scopriamo quindi che l’adulterio non è più il semplice tradire il coniuge ma si estende al tradire Dio e le sue leggi, cioè chi da una parte prega Dio e poi lo tradisce facendo dei patti con Mammona.

Gesù, ricordati di me, quando salirai nel tuo Regno”.

Dismas, il ladrone, nei suoi ultimi istanti di vita dice delle parole spiritualmente “magiche”. Riconosce la divinità di Cristo. Non gli chiede la salvezza del corpo, non gli chiede la salvezza della sua anima, sa di essere nel peccato. Gli chiede solo: “Ricordati di me”. Che forza, che spirito.

Pietro, per molto meno, se l’è data a gambe levate nel momento del pericolo. “I ladri e le prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli” dice Gesù ai dottori della legge. “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” dice a Zaccheo, anch’egli un ladro. “Neanche io ti condanno, va e non peccare più” dice all’adultera. Ma cosa sta succedendo? forse che il paradiso è riservato ai ladri e alle prostitute piuttosto che ai sacerdoti e ai cosi detti: “Buoni?”

La risposta è abbastanza semplice. Queste categorie di “peccatori” e naturalmente anche altre, sanno di essere nel peccato. Nel momento in cui incontrano con Dio, spesso, si convertono. Cosa alquanto difficile da fare per i sacerdoti, i dottori della legge, gli scribi e i farisei, perché pensano, di non averne bisogno.

Credono di conoscere la Verità, anzi: “La possiedono”. Tutti noi entreremo nel regno dei Cieli solo se ci convertiremo, solo se ci rinnoveremo. Da ladri e cattivi quali noi siamo dobbiamo diventare simili al Padre per entrare nel suo Regno.

“Dio non è buono perché fa cose buone, Dio fa cose buone perché è buono”.

La prostituta non entrerà mai nel regno dei cieli come prostituta, così il ladro non vi entrerà mai da ladro: “Non c’è santo senza passato, e non c’è peccatore senza futuro” dice in una sua massima Khalil Gibran.

Nel suo messaggio Gesù, non invita i cristiani a organizzarsi e partire alla conquista del mondo per dominarlo, come alcune religioni predicano. Chiede solo di essere testimoni della “Buona Novella”, per mostrare al mondo che: “Non si vive di solo pane”.

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