Domenica 3 marzo 2019 Matteo 6 – 24,34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Nessuno può servire due padroni, o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà questo e disprezzerà quello. Non riuscirete servire Dio e Mammona allo stesso modo.

Per questo vi dico: Non affliggetevi per la vostra vita, o per quello che mangerete e berrete e nemmeno per il vostro corpo, o per quello che indosserete.

La vita vale molto più del cibo e il corpo vale più del vestito! Prendete esempio dagli uccelli del cielo! Loro non seminano e non mietono, ne ammassano nei granai, E’ il Padre celeste che li nutre! E voi non contate più di essi?

E chi di voi, per quanto s’impegni, può aggiungere un solo cubito alla sua statura o un minuto alla sua vita? E per il vestito perché tutto questo daffare?

Osservate lo splendore dei gigli del campo! Eppure non lavorano e non filano. Io vi dico che neanche Salomone, con tutto il suo sfarzo, poteva ammantarsi come uno di loro.

Ora riflettete su questo: Se Dio veste cosi l’erba del campo che oggi c’è e domani si getterà nel fuoco, non farà assai più per voi, uomini di poca fede?

Non affliggetevi con ossessioni dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Sono i gentili, i pagani e i senza Dio che si preoccupano di queste cose.

Il Padre vostro sa che avete bisogno di tutto questo. Cercate il suo Regno e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in sovrappiù.

Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso con le sue tribolazioni. Per voi, è già sufficiente la pena che ogni giorno porta con sé”.

Commento. Di per se, questa parabola, è abbastanza semplice e facile da comprendere. Nello stesso tempo è di una complessità incredibile. E’ sufficiente leggerla lentamente per accorgersene. Spezzettarne le affermazioni appare evidente quanto dico. Ma non solo.

Gesù ci parla in Parabole. Perché? Sono il mezzo più facile da ascoltare. Raggiungono la nostra mente e il nostro cuore qualunque sia il livello culturale che abbiamo. La complessità delle tematiche è tale, che se non sono rese facilmente accessibili, per molti, sarà, difficilissimo ascoltarle e comprenderne il messaggio.

Il contenuto, per quanto sia piacevole, pieno di buone intenzioni, farcito di belle parole, rischia di passare da un orecchio all’altro, con la stessa velocità che abbiamo impiegato nel dedicargli alcuni minuti del nostro tempo nel leggerle.

Se non ci mettiamo del nostro, diventeremo come dei fumatori o dei drogati. Ne vorremo leggere ancora, e poi ancora. Gesù diventerà così uno spacciatore di belle parole, di consolazioni effimere, di sogni senza speranza, di un domani senza futuro.

Metterci del nostro vuole dire che è importante per noi capirne il significato profondo. In una sintesi estrema Gesù ci ha descritto una parte della nostra personalità. Ci da un aiuto a conoscere noi stessi. Non ci obbliga, non ci costringe, non chiede nulla per se o per il Padre.

Non nasconde secondi fini. Non vuole fondare una religione. Non vuole abbatterne una esistente. La vuole soltanto perfezionare. Le religioni dovrebbero essere una pedagogia per l’umanità. Oggi vediamo qualcosa di diverso in loro. Sono dei potentati economici e politici.

Esaurite le pagine dei Vangeli, noi, raminghi, andremo alla disperata ricerca di nuovi profeti che non pretendono di istruirci: “Senza profitto”. Non ci chiedono di capire, di usare il cervello. Perché quello lo mettono loro. Anche per noi.

Per quanto ci riguarda, è sufficiente che noi si stia sotto la loro ombra e penseranno a tutto loro. Anche al nostro portafoglio. Della nostra anima non sanno cosa farsene.

Molti anni fa ho scritto alcune frasi sulle: “Belle Parole”, e ora ve le voglio proporre.

L’avventura spirituale inizia con la comprensione, con la conoscenza e con tante Belle Parole. Si parla di Amore, di Opera, di Dio: Conosci tè stesso, siamo tutti fratelli, vogliamoci bene, vi voglio bene, ti voglio bene. Quante “Belle Parole”!

Sempre, poeti e scrittori, per poter meglio rappresentare il loro pensiero, per esaltare i loro scritti, li hanno riempiti di belle parole: per dare emozioni, per raccontare sentimenti, per affascinare i lettori, per descrivere gioie e dolori, amori e guerre, nascite e morti, hanno usato tante belle parole.

Ecco, oggi è mia intenzione dare un significato, una risposta a un dubbio che si è formato nella mia mente: perché si usano con così tanta frequenza queste belle parole? Corrispondono all’intenzione di chi parla? Rappresentano veramente i nostri pensieri?

Questo dubbio è diventato dentro di me come un tarlo. Per questo ho iniziato ad ascoltarmi. I risultati non erano soddisfacenti. Provai ad allargare l’indagine.

Sentendo parlare prossimo, è più facile trovare gli errori negli altri, incominciai a fare delle classificazioni per vedere se riuscivo ad arrivare a chiarirmi quel dubbio.

Scoprii sfumature per associare le Belle Parole alla vanità, all’indifferenza, all’ipocrisia, alla cattiveria, alla paura. Che cosa rappresentavano questi fatti? Forse una mascherata, una rappresentazione effimera di una presunta realtà?

Sono il desiderio di raccontarsi attraverso un fumoso frasario farcito di belle parole per atteggiarsi, per distinguersi, per qualificarsi, per attirare l’attenzione. Possibile che noi si sia capaci di mentire a noi stessi? Osho aveva dunque ragione?

Il quadro si allargava e allo stesso tempo si formava come un puzzle gigantesco. Un pensiero su tutti prendeva il sopravvento. Qual era il motivo scatenante di questo fiume, di questa pioggia, di Belle Parole.

Sotto a quale ombrello si riparano, forse a quello dell’ipocrisia?

Ebbene sì! In questa rappresentazione vedevo solo la punta di un Iceberg. Dal nostro subconscio parte una direttrice che come una tangente attraversa i nostri pensieri e condiziona le nostre azioni: “ E’ la paura”, la principale causa scatenante. Paura di non essere accettati, paura di rimanere soli, paura della vita, paura delle responsabilità, e così via.

Si deve quindi fare i conti con l’uomo nella sua essenza materiale per capire quale motivo è per lui usuale usare con frequenza: “Belle Parole”.

Sono solo il frutto dell’ipocrisia? No, anche in questo caso esiste una seconda faccia della medaglia. Come esistono il bello e il brutto, il buono e il cattivo, così esiste il contrario dell’ipocrisia: la Santità.

E’ stato necessario un attento esame, almeno per me, per trovare un esatto contrario all’ipocrisia. Sono ricorso anche al vocabolario della lingua Italiana che recita:

Ipocrisia: simulazione di buoni sentimenti e di buone qualità.

Santità: qualità spirituale e morale propria di chi ha raggiunto la perfezione, qualità propria di Dio.

Leggerle così sembrano due fratelli. Avviarsi sulla strada della Spiritualità e andare alla ricerca di Dio si devono mettere in conto alcune cose. Prima di tutto necessita impegnarsi. Non per un momento della vita, ma per tutta la vita. Poi che si può fallire sulle aspettative.

Si deve cercare se stessi prima di cercare Dio. Conoscere se stessi da la possibilità di utilizzare i talenti che possediamo al meglio. Come ci dice la parabola non illudiamoci di diventare più alti, più belli, immortali.

Le parole di Gesù diventano più esplicite quando ci chiede: “Riflettete ora su questo…” E’ un invito esplicito a utilizzare la ragione. Aiutiamola con più conoscenze che possiamo. Con la meditazione. Con la riflessione. Nella parabola c’è molto della nostra personalità. Scopriamo cosa ci dice Cristo e a che cosa stare attenti.

In questa vita si può essere tutto o niente. Il giorno del nostro trapasso ricordiamoci che, nell’altra vita, non porteremo nulla di questo mondo che non sia legato allo spirito e all’amore. Denaro, gloria, posizione sociale. Nulla ci darà l’immortalità.

La santità. Non abbiamo bisogno di santi e di eroi. Significa che siamo ancora nello stato materiale. Non Uomini Sapiens, Solo animali un po’ emancipati. Chi se ne frega se andiamo sulla luna, se poi sulla terra ci facciamo la guerra per tutto.

Esiste un peccato tremendo che riguarda la Santità o presunta tale: “La tentazione del bene”. Tutte le religioni ci sono cadute e molti religiosi hanno interpretato male il pensiero di Gesù. Ecco che ora riesco finalmente a capire che cosa significa questo pensiero di Buddha: “Il monaco fiacco solleva soltanto polvere”.